24 novembre 2016

LISA: the Painful RPG: Earthbound incontra Ken Shiro e The Children of Men in un gioco Heta-Uma


LISA: The Painful RPG è il gioco di ruolo indipendente sviluppato da Austin Jorgensen sotto lo pseudonimo di Dingaling Productions, ora conosciuto come "LoveBrad Games". LISA RPG è il seguito di un altro gioco che Austin aveva creato nel 2012 con RPG Maker, chiamato semplicemente LISA: mentre il primo gioco era una esplorazione psicologica e surreale in stile Yume Nikki, con LISA RPG il tutto si è evoluto in un classico gioco di ruolo a turni, con una sua storia lineare e tanto da insegnare a serie più famose come quelle di Final Fantasy o Dragon Quest.

Senza nulla togliere ai classici GDR di Squaresoft e Enix, LISA RPG è uno dei giochi più maturi e d’avanguardia che abbia finito negli ultimi anni. In qualche modo lo stile e la varietà di personaggi bizzarri lo avvicina a Earthbound, ambientato però in un mondo post-apocalittico che ricorda Ken il Guerriero, dove bande di punk strambi comandano le diverse zone del mondo, un mondo in cui non esistono più donne e da soli gli uomini si stanno avvicinando all’estinzione umana, tra guerre e l’impossibilità di procreare. Un mondo in cui i giornaletti porno sono la moneta più preziosa con cui comprare armi e oggetti. In questa situazione di disperazione totale, una terribile speranza e un delicato pericolo si manifestano dal nulla quando Brad, il protagonista del gioco, trova a terra una misteriosa bambina nata da poco.






La trama del gioco si avvicina a temi delicati come l’incesto, la violenza fisica e psicologica, traumi infantili, suicidio, droghe, modifiche genetiche, libertà, amicizia e sopravvivenza del genere umano, il tutto raccontato tra serietà e ironia, con momenti freddamente brutali a punti totalmente folli e demenziali, che fanno tanto manga heta-uma.

Questo mix quasi spastico fra dramma e umorismo riesce a tenere sempre alto l’interesse di tutti quei giocatori che si sono ormai stancati di giocare sempre alle stesse storie composte da personaggi stereotipati e ragazzini che devono salvare il mondo dal cattivone di turno. Quello che accade nel gioco e nel suo mondo è lasciato spesso nascosto, per fare intuire o immaginare liberamente il giocatore più curioso, senza una storia ben chiare e spiegata, ma con molteplici interpretazioni e momenti a metà tra il sogno, l’incubo e l’allucinazione.






In Lisa RPG ogni personaggio che si incontra è un insieme pazzoide di idee stravaganti e imprevedibili, tra nemici cattivissimi a cavallo di un cerbiatto e lottatori di wrestling dall’onore giapponese, versioni sfigate dei Power Rangers, maniaci sessuali di ogni tipo, sette adoratrici dei fast-food, direttori di bordelli maschili, vecchi in mutande, uomini pesce della Yakuza, emuli dell’uomo Tigre e di Steven Seagal, spadaccini e amanti della natura che cagano per terra.

Meglio non dire altro per evitare spoiler, date un’occhiata agli screenshot e video qui offerti, e se vi incuriosisce potete comprarlo su Steam per pochi euro (soprattutto ora che è in saldo). Se volete essere generosi, potete anche comprare il pacchetto che include il DLC LISA: The Joyful, una breve avventura aggiuntiva che svela nuove parti della trama. LISA: The Joyful è meno ironico del gioco base, è più incentrato sul lato oscuro, horror e traumatico della storia, ma comunque interessante da giocare, anche se mancano tutte quelle parti demenziali / ironiche che rendono LISA davvero un piacere da giocare.

Stavo quasi per dimenticare: LISA: The Painful RPG e LISA: The Joyful hanno una delle colonne sonore più belle di sempre.






29 settembre 2016

Riassunto degli ultimi 2 anni che cominciano a concretizzarsi in formato libro e video

Ci vorrebbero intere pagine anche solo per sintetizzare tutte le cose fatte, pianificate, organizzate e non sempre concluse negli ultimi 2 anni, ma almeno alcuni dei progetti principali con cui occupavo (occupo) il 99% del mio tempo libero e non, stanno cominciano ad arrivare alla conclusione o meglio a concretizzarsi nel reale, perchè poi non muoiono con il loro rilascio al pubblico. Da dove iniziare?

Cosa uno: finalmente abbiamo pubblicato il libro dedicato ai videogiochi cancellati (in inglese) a cui stavamo lavorando fin dalla fine del 2014, pensavo ci sarebbe voluto di meno, invece ci sarebbero probabilmente serviti un altro paio di anni per farlo esattamente come avremmo voluto, ma non potevamo rimandare oltre, quindi Video Games You Will Never Play è ora disponibile su Amazon e Createspace, in versione a colori (che purtroppo costa tanto a causa dei costi di stampa e percentuali Amazon) e versione in bianco e nero (a prezzo più abbordabile). Sprite / pixel della versione a colori fatti dal sottoscritto e sprite / pixel della versione in bianco e nero creati dalla cara Clyo.


Cosa due: siccome dovevo fare delle prove di stampa veloci prima delle prove di stampa vere e proprie per il libro qui sopra, ho preso un po' delle frasi random, aforismi, parole a caso scritte qui e su Twitter tra il 2011 e il 2014 e ho fatto un mini-mini-libricino di 37 pagine dedicato a Emil Cioran, perchè in fondo lo stile è identico al suo, però più nerd. Quindi anche "Sommario di Insofferenza" è disponibile su Amazon, a costo di stampa praticamente. Oltre che per capire se font e impaginazione andavano bene, l'obiettivo era più che altro fissare su carta tanti pensieri indisponenti che mi hanno riempito la testa in quegli anni. 


Cosa tre: siccome in due anni a scrivere roba mi sono un po' rotto il cazo di scrivere, siccome ora lavoro come freelance e sto cercando di diversificare il più possibile le entrate facendo diverse attività che mi piacciono, in modo da sfuggire il più possibile da un lavoro tradizionale, siccome ormai Youtube è diventato il canale principale attraverso cui assumere conoscenza videoludica, siccome non ci sono molti progetti seri di questo tipo in italia, e siccome ci faceva davvero tanto LULZ pensare di creare un canale in stile Fuori Orario di Enrico Ghezzi però dedicato ai videogiochi, ecco che è nato Gekigemu, progetto molto serio senza prendersi troppo sul serio, di cui il relativo canale Youtube, Twitter e Patreon. Gli diamo un anno di tempo, e poi vediamo se può continuare o meno. In realtà sarebbe dovuto iniziare tra un paio di mesi quando avrò finito altri video ancora in lavorazione, ma settimana prossima esce finalmente il remake di The Silver Case per PC e il video relativo alla saga di Kill the Past e Suda51 doveva per forza uscire prima. Buona visione.


Ora forse dormo un po'.

1 settembre 2016

Wet Moon di Atsushi Kaneko: manga cinematografico tra Lynch, Méliès, Kubrick, Buñuel e Hitchcock


Wet Moon è un manga breve di 3 volumi creato da Atsushi Kaneko e pubblicato per la prima volta in Giappone nel 2011. La versione italiana edita da Star Comics è uscita a fine 2015 ma l’ho visto a caso solo questa primavera mentre cercavo altri volumi di Kaneko su Amazon e mi ero innamorato delle copertine. Avevo scoperto questo autore nel 2012 quando avevo trovato il primo volume del suo Bambi in un cestone delle offerte al Cartoomics, rapito dalla surreale descrizione del retro-copertina. Lo stile di disegno di Kaneko non segue gli standard giapponesi, per alcuni tratti sembra più ispirato dai comics americani, con linee spesso marcate e risaltate dal contrasto tra le chiaro e scuro. Ma insomma, di cosa parla questo Wet Moon?

La storia è ambientata negli anni ‘60 a Tatsumi (citazione riferita all’omonimo Yoshihiro, padre del movimento Gekiga?), piccolo paesino sul mare del Giappone, nel periodo di gara per la conquista della luna tra America e Russia. Il protagonista è Sada, un giovane investigatore che durante l’inseguimento di una ragazza sospettata di omicidio rimane ferito alla testa in circostanze misteriose: da quel momento il poliziotto verrà travolto da una serie di allucinazioni surreali tra realtà e fantasia, nell’ossessione di catturare la donna sparita nel nulla. 


Wet Moon è un thriller onirico pieno di riferimenti cinematografici, che pesca a piena mani dai film di registi affascinanti come David Lynch, Georges Méliès, Stanley Kubrick e Alfred Hitchcock. Il protagonista con le sue allucinazioni, i personaggi strani che incontra in circostanze inquietanti, la malavita violenta e deformante, i pavimenti geometrici, gli spettacoli musicali e le tende rosse ricordano tanto Twin Peaks, Velluto Blu e Strade Perdute. La luna decadente e scocciata con il “missile” infilato dentro un occhio, ripresa dal film del 1902 “Viaggio nella Luna” di Méliès, è una delle immagini chiave intorno a cui gira tutto il manga. La società sotterranea con i suoi riti misteriosi / depravati con cui dovrà scontrarsi Sada sembrano usciti da molte scene viste in Eyes Wide Shut. Le formiche che invadono i corpi e le stesse vignette non possono che ricordarmi Un Chien Andalou. La trama misteriosa e oscura, dove tutto può non essere come sembra inizialmente, la “femme fatale” che sconvolgerà la vita di Sada, riconducono il fumetto verso la cinematografia Noir degli anni ‘40 e tante pellicole girate da Hitchcock.


Non credo che tutte queste citazioni o somiglianze siano casuali, Atsushi Kaneko è un grande appassionato di buon cinema, oppure ha studiato a fondo questi autori misteriosi e surreali prima di disegnare Wet Moon. Se anche voi apprezzate questi registi non credo serva aggiungere altro: Wet Moon è una bellissima mini serie, con soli 3 volumi dura tutto il tempo necessario per farsi amare e possedere nella vostra libreria personale. Senza spoilerare, credo che il finale di Wet Moon sia perfetto e non delude le aspettative di un’opera dove realtà e sogno / incubo si mischiano tra loro, aperta a mille interpretazioni. Potete sfogliare alcune pagine dal primo numero di Wet Moon sul sito di Star Comics, poi se vi piace potete comprare i volumetti in offerta su Amazon. Buona lettura!


29 luglio 2016

Doraemon di Taiyo Matsumoto: metafisica della crescita ampliata dallo spostamento spazio-temporale


Che Tayo Matsumoto si diverta un mondo a disegnare storie di crescita introspettiva, surreali e oniriche lo sapevamo già dopo aver letto le sue opere più famose come Tekkonkinkreet e GoGo Monster, ma purtroppo non sono molti i suoi manga disponibili ufficialmente nel nostro paese. Tra le tante storie inedite al di fuori del Giappone ci sono anche alcune brevi one-shot di cui si trovano poche informazioni online, ma qualche fan ha deciso di tradurre almeno il suo omaggio alla leggendaria serie di Doraemon, pubblicato nel 1995 sulla antologia di manga indipendenti “Comic Cue”.

Probabilmente non ha bisogno di presentazioni, ma l’originale serie di Doraemon creata da Fujiko Fujio è un manga / anime comico-demenziale in cui il ragazzino sfigato Nobita finisce nei casini più strampalati, supportato dal gatto omonimo che viene dal futuro. Doraemon cerca di aiutare Nobita attraverso i suoi "ciusky", degli oggetti fantastico-fantascientifici dalle innumerevoli proprietà, per volare, viaggiare nel tempo, leggere nel pensiero, teletrasportarsi in altri luoghi, fare i compiti in automatico... ma spesso sono proprio questi gadget che lo fanno finire nei guai.

La possibilità di vivere una infinita serie di esperienze spaziotemporali, la consapevolezza dell’esistenza di dimensioni parellele, la possibilità di modificare la realtà e viaggiare nel tempo, sono proprio la base da cui parte Matsumoto per la sua versione di Doraemon. Come può cambiare la personalità e la capacità cognitiva di un ragazzino sottoposto a tale mole di stimoli e realtà possibili? Che tipo di pensieri potrà mai sviluppare durante la sua adolescenza e oltre?

Non vi dico altro: leggetevi la fantranslation che trovate facilmente su Manga Fox o altri simili archivi di scan, sono solo una ventina di pagine, ma cambieranno per sempre la vostra concezione sui personaggi dei cartoni animati della vostra infanzia. Buona lettura!

18 giugno 2016

E3 2016: Indie Games e Giochi Alternativi

E3 2016 Indie Games Alternativi

Siamo di nuovo in quel periodo dell’anno in cui tutte le grandi case di videogiochi spendono bilioni di paperdollari per organizzare un evento inutile chiamato E3, che al giorno d’oggi potrebbe benissimo essere fatto in streaming online dalla cucina del fruttivendolo facendo vedere videosu Youtube e lasciando pure scaricare i demo dei giochi liberamente. E invece no, quindi hanno fatto l’E3 2016 e siccome quest’anno sono libero e potevo guardarmi le varie conferenze quando avevo voglia, mi sono messo a cercare in mezzo a tutti i progetti AAA gli indie games e i titoli più interessanti nascosti dal resto. O magari anche roba non nascosta, ma che riesce ad avere un suo fascino per qualche idea fuori dal coro.

Però chiariamoci subito: cosa intendo con indie games e giochi alternativi? Perchè poi altrimenti la lista qui sotto non si capisce. Allora, con indie games intendo quei titoli che non sono sviluppati o supportati in alcun modo dalle grandi case più famose. Per giochi alternativi intendo invece giochi che magari sono sviluppati o supportati da Nintendo, Sony, Microsoft, Ubisoft e compagnia bella, ma che riescono comunque a fornire qualcosa di originale rispetto alla norma: grafica strana, concept originale, gameplay innovativo, storie imprevedibili, e così via.

Ecco, ora che sapete come funziona la mia mente, mettetevi comodi e date un’occhiata alla lista dei giochi più interessanti che ho scovato a questo E3 2016 o in tutto quello che ci gira intorno. Siccome tanti di questi giochi sono per PC, ecco i miei consigli per assemblare un PC da gaming a meno di 600 euro.

20 maggio 2016

Comics Underground Japan: Manga Alternativi in Raccolta


Comics Underground Japan è una raccolta di manga alternativi composta da 14 storie brevi pubblicate nel 1996 da Blast Books grazie a un progetto curato da Kevin Quigley. Ho aspettato qualche anno prima di poter finalmente mettere le mani su questo volume, perchè a un certo punto era diventato raro e costava troppo, ma da qualche parte devono aver trovato una camionata di copie avanzate perchè a Novembre 2014 sono finalmente riuscito a comprarlo su Amazon a un prezzo decente e anche adesso lo vendono attorno ai 14 euro… e vi dico subito che se vi interessano mangaka strambi e poco conosciuti, vi conviene comprarne una copia prima che diventi di nuovo introvabile.

Avevo già citato questa raccolta nel lontano febbraio 2014 durante il post sui manga heta-uma, ma tra una cosa e l’altra sono riuscito a leggerla solamente a marzo di quest’anno, il che denota quanto poco tempo abbia avuto negli ultimi 2 anni da dedicare alla lettura di fumetti. Ma non divaghiamo troppo.



Comics Underground Japan è un volume da 220+ pagine in formato 18 x 1,5 x 25 cm, con una copertina (disegnata da Suzy Amakane) che potete interpretare come preferite, con il buffo ominio che si pulisce il culo con i soldi e intanto si legge un fumetto mentre è al cesso su una latrina che si apre direttamente su l'universo. Al suo interno, troviamo le seguenti short:


Per alcuni di questi autori, la pubblicazione su Comics Underground Japan è l’unica esistente in inglese, non è mai uscito altro di loro dal Giappone. Tutte le storie sono un concentrato di nonsense, situazioni bizzarre, personaggi strambi, storielle sconclusionate, violenza gratuita, sesso più o meno consenziente, scenari surreali, oscura malinconia, molteplici interpretazioni e un sano umorismo di sottofondo che non si prende troppo sul serio (a parte il solito Suehiro Maruo, che come forse ho già scritto da qualche parte non riesce a piacermi proprio perchè sembra prendersi troppo sul serio). Credo sia inutile fare un riassunto delle “storie” raccontate dai vari autori, perchè c’è poco da dire e in ogni caso ognuno può vederci un po’ quello che vuole.


La qualità che si trova in Comics Underground Japan non è tanto quella intrinseca in ogni singola short, che anzi in alcuni casi non ho apprezzato particolarmente, ma è quella del suo valore globale come vetrina e archivio storico di tutta una scena underground (appunto) che viene scansata dalla gran parte dei lettori di fumetti. In queste brevi storie disegnate spesso in maniera “brutta ma geniale" (heta-uma, appunto) c’è tanto da apprezzare al di là del segno e delle convenzioni. Il volume è un insieme di occasioni per provare a leggere qualcosa che nel male o nel bene, dovrà farvi riflettere sul perchè un fumetto vi piace oppure no e su tutta l’infinita varietà creativa che ci viene preclusa.


Oltre alla curiosità e all’interesse nel leggere in inglese altri manga di autori dimenticati dalla scena fumettistica popolare, la caratteristica che mi ha fatto amare definitivamente Comics Underground Japan è la fantastica sezione storica e biografica dedicata ai suddetti autori e all’ambiente socio-culturale che li circonda. Molte delle informazioni raccolte da Kevin Quigley erano difficilmente rintracciabili in altro modo, finchè Baka-Updates Manga non ne ha copiata una parte nel suo database.




A introdurre il volume troviamo un approfondimento storico sulla nascita di Garo, la leggendaria rivista Giapponese di manga alternativi pubblicata da Katsuichi Nagai usando le prime opere di Shirato Sampei, qualche ricordo sul periodo di impatto dell’onda Gekiga, sfogo artistico per quegli autori che volevano allontanarsi da tratti e storie per il grande pubblico, e ulteriori dettagli sempre apprezzati sul collettivo punk-dadaista guidato da Teruhiko Yumura (Terry King) che ha dato luce a tutto l’heta-uma.


Insomma, Comics Underground Japan è una raccolta dall’importanza storica ed estetica, che riesce a offrire qualcosa di nuovo anche a più di 20 anni (!!!) dalla sua uscita in America e a più di 30 anni dalla pubblicazione originale in Giappone di alcune di queste opere. E’ sempre impressionante vedere come un volume di questo tipo pubblicato nel 1996 non sia stato seguito da molti altri progetti simili (se non episodi sporadici come AX: Alternative Manga, di cui comunque non è mai uscito il secondo volume, fuck!) dove dare spazio e una traduzione ufficiale in inglese a tutte quelle storie brevi di autori random che hanno illuminato qualche pagina di Garo fin dagli anni ‘60. Buona lettura.





2 maggio 2016

Deumidificatore Portatile: Quale Scegliere? i Migliori del 2017

Vivendo in una casa con un grande giardino, con un intero lato verso nord, con un piccolo bosco sul retro, in una zona d’Italia molto piovosa (sopratutto tra maggio e luglio) e diverse falde acquifere nei dintorni, è facile capire come da noi l’umidità sia sempre stata un bel problema. Oltre che portare eventuali mal di schiena e dolori alle ossa per chi è predisposto, per colpa della grande umidità che abbiamo in casa compaiono spesso tracce di muffa negli angoli dei soffitti e sui muri. Unendo il fatto che stendiamo il bucato in casa e che non sempre riusciamo a fare arieggiare bene i bagni dopo esserci lavati (ad esempio d’inverno con il freddo chiudiamo prima del dovuto, vedi anche il post dedicato al risparmio sul riscaldamento), per combattere l’umido nelle stanze abbiamo dovuto per forza affidarci a un deumidificatore portatile, in modo da spostarlo facilmente da una stanza all’altra della casa. Usandolo appena stendiamo i panni umidi usciti dalla lavatrice, aiuta anche ad asciugare il bucato più in fretta! Insomma, i benefici del deumidificatore sono tanti, sia per la salute che per la cura della casa.

Migliore Deumidificatore Portatile 2016

Come Funziona il Deumidificatore Portatile?


Ci sono due tipi principali di deumidificatori portatili: elettrici e a sali. I primi si attaccano solitamente alla corrente e sono molto potenti, con pale che aspirano l’aria all’interno, la fanno condensare con un sistema di raffreddamento e la rilasciano più secca (tra le marche più famose ci sono Delonghi, Ariston, Elron, Mitsubishi, Argo, VicTsing, Olimpia Splendid e Trotec). Quelli a sali invece funzionano senza elettricità, semplicemente con il vecchio sistema della nonna per cui il sale assorbe naturalmente l’umidità e una volta consumata tutta la pastiglia, si cambia con una nuova. Ovviamente i deumidificatori a sale non hanno una potenza di raccolta d’aria e semplicemente asciugano quella che gli sta vicino, rendendo il processo molto più lento e adatto ad armadi o stanze piccole. Entrambi i tipi di deumidificatori possono essere definiti “portatili”, nel senso che non sono fissi su un muro, ma si spostano manualmente dove ce nè bisogno. Quelli a sali sono in plastica e leggeri, quindi si spostano più facilmente, mentre quelle elettrici di solito sono fatti con parti elettrico-meccaniche e pesano una decina di chili, oltre che doverli posizionare per forza vicino a una presa elettrica per farli funzionare.

30 marzo 2016

The Wolfnote - This is the Getdown!

I The Wolfnote erano un gruppo di gente che si trovava nei momenti migliori della giornata a suonare musica rumorosa con dettagli geniali, voce urlata ruvidamente, strumenti sporchi e picchiati con allegria, cambi di ritmo spastici, poi in certi momenti si calmavano per brevi minuti strumentali, che davano quella giusta suspance prima di ri-esplodere nuovamente e dare fastidio alle vecchiette della zona.

Nati a Edmonton (Alberta, Canada) i The Wolfnote hanno suonato dal 2001 al 2006 circa prima di sciogliersi, pubblicando solo una manciata tra album ed EP:
  • Split CD assieme ai Compromise / Preshure Point / Stars Wept (EP, 100 copie)
  • Dancing to a Rhythm (Album, 250 copie)
  • Check the lungs for water (EP, 50 + 300 copie)
  • si! (yes) si! (yes) si! (yes) si! (yes) (EP, 850 copie)
  • This is the Getdown! (Album, 2000 copie)
  • Sacred Bodies (Album, 2000 copie)
Di questi solamente “This is the Getdown!” e “Sacred Bodies" si trovano ancora da comprare su Amazon, naturalmente con poche copie disponibili e se vi interessano vi conviene prenderli prima che finiscano per sempre. Nel frattempo potete scaricare gratuitamente la discografia completa da Abridgedpause, credo l’abbiano messa online direttamente i componenti del gruppo.

Su Last FM li taggano come noise rock, hardcore punk, noise, experimental, ma come al solito sono difficili da rilegare in una posizione precisa. Forse “This is the getdown!” è l’album più adatto per iniziare ad ascoltarli e capire un po’ che cazo di musica fanno i The Wolfnote, perchè come sempre non ha senso leggere ste righe e fate prima a sentire i video qui sotto. Buon ascolto!

21 marzo 2016

Migliori Microfoni USB a Condensatore (PC, 2017 Edition)

Negli ultimi anni sono aumentate sempre più le persone che vorrebbero registrare la propria voce su PC (o MAC) per creare podcast, video professionali o urlare come dei dementi durante i Let’s Play dei giochi più inutili di sempre fatti girare su PC da Gaming troppo costosi. Molto probabilmente il 99% dei ragazzini che iniziano oggi a registrare video per Youtube non diventeranno mai dei nuovi PewDiePie (ormai il formato è saturo e difficile riuscire a spiccare in un mercato dove tutti fanno esattamente le stesse identiche cose) ma almeno speriamo che si divertano. Di quanti let’s play di Minecraft ha bisogno il mondo di oggi? Mistero. In ogni caso, per chi sta cercando un microfono USB per attività di lavoro, recording di tracce audio (voce e strumenti musicali), commenti su Youtube, come regalo originale (?) o anche solo per parlare con amici e parenti via Skype, i prezzi per portarsi a casa un mic a condensatore semi-professionale sono ormai alla portata di tutti.

migliori microfoni USB a condensatore per il 2016

Siccome per uno dei progetti che sto organizzando mi servirà un microfono decente per PC, ho cominciato a dare un’occhiata ai vari modelli disponibili, per capire meglio le diverse caratteristiche e quanto potessi spendere. Ci sono una infinità di microfoni a disposizione e per capirci qualcosa ho dovuto fare un po’ di ricerche per avere un’idea dei vari termini come frequenza, figure polari e pop filter. Mica vale la pena spendere i soldi per un microfono se non si sa cosa si va a comprare, no?

 

Cosa considerare per scegliere un microfono?


Prima di lasciarvi alla lista dei migliori microfoni aggiornata al 2017, ecco le caratteristiche da valutare per la vostra scelta:
  • Supporto: se il prodotto ha incluso un supporto di qualche tipo per tenere in piedi il mic senza dover comprare un’asta a parte.
  • Pop filter: se il prodotto ha incluso un pop-filter, utile per filtrare alcune distorsioni della voce.
  • Qualità del suono: una valutazione generica della qualità di registrazione (ricordatevi di ascoltare i test audio per farvi un vostro parere).
  • Figura Polare: si potrebbe definire come la direzione di registrazione, solitamente suddivisa tra Cardioide (registra prevalentemente i suoni davanti al microfono), Multidirezionale (registra i suoni tutto attorno a 360 gradi dal microfono) e Bi-direzionale (registra prevalentemente i suoni davanti e dietro al microfono) a seconda delle vostre necessità, ma di solito per registrare audio su PC la figura Cardioide dovrebbe essere l’ideale.
  • Frequenza: l’udito umano riesce a sentire i suoni compresi tra i 20 Hz e i 20.000 Hz, quindi più un microfono riesce a registrare tutte queste frequenze, più l’audio sarà completo. In alcuni casi potrebbe anche essere utile un microfono che non registra le frequenze più basse o più alte, ad esempio per evitare dei rumori di sottofondo come il ticchettio delle dita sulla tastiera.
  • Attacco per le cuffie: alcuni microfoni hanno un’entrata jack da 3.5 mm per inserire delle cuffie, in modo da ascoltare quello che state registrando in presa diretta, senza passare dal PC.
  • Tasto muto: in alcuni casi i microfoni hanno un tasto per disattivare la registrazione momentaneamente, senza dover fermare il programma che si sta usando.
  • Compatibile con: dettaglio per la compatibilità del microfono su PC Windows e MAC OS
  • Cavo USB: l’inclusione o meno del cavo USB necessario per attaccare il mic al PC e la sua lunghezza.
  • Costo: l’attuale prezzo del microfono su Amazon.

 

19 marzo 2016

Uochi Toki - Cuore Amore Errore Disintegrazione [Testi e Citazioni]

Uochi Toki - Cuore Amore Errore Disintegrazione

Ma come, non avevi già pubblicato a suo tempo un post su "Cuore Amore Errore Disintegrazione" quando scrivevi citazioni random dalle canzoni degli Uochi Toki ogni 2 post su 3? Si, è vero, ma al tempo esisteva ancora quel bel sito di Post-Tamago, dove i testi dell'album erano stati già trascritti, dall'anno scorso invece il sito è morto quindi è diventato difficile recuperare queste parole altrove. Siccome avevo già iniziato a ripubblicare online i testi dell'album omonimo "Uochi Toki", ora è arrivato il momento di "Cuore Amore Errore Disintegrazione", un album che a suo tempo mi ha supportato molto per motivi multipli. Ringraziando i ragazzi di Post Tamago che a loro tempo fecero questo enorme lavoro di scrittura e con il supporto di MC23 che mi ha passato i testi mancanti, mi permetto di fare un backup di tutti i testi di Cuore Amore.., aggiungendo varie note e citazioni random.

Anche se sto tornando a fare amicizia con il tempo, ne ho comunque poco da dedicare a un progetto di ricerca talmente vasto (ancora stiamo trascrivendo tutti i testi e le citazioni di Limite Valicabile, fortunatamente non da solo, ma ci vorranno ancora mesi) quindi se per caso mi sono perso qualche citazione, aggiungete pure un commento qui sotto.

Se per caso state ancora ascoltando le solite pretese di ragionamento al pomeriggio su Youtube, potete sempre supportare gli Uochi Toki aquistando "Cuore Amore..." in mp3 dalla loro pagina su Bandcamp, oppure mandando una email a Rico, o magari anche su Amazon. Dal sito de La Tempesta Dischi che aveva pubblicato l'album nel 2010 sembra che sia sold-out.

Per il resto, buona lettura e buon ascolto!

Appena risalito dall’abisso, mi sveglio da straniero in un luogo mai visto prima, tuttavia, dato che per me è naturale trovarmi spaesato nei non-luoghi, mi basta udire voci lontane per sentirmi a casa ovunque, permettendomi artifici spontanei, gettandomi in ambigue immedesimazioni non richieste ma richieste, violando le conseguenze che la violazione dei sacri limiti tra due persone comporta... no, sto sbagliando in qualcosa, il nervoso ed il quieto si alternano freneticamente dando origine al più incomprensibile dei mali che mi esaspera fino ad esplodere la realtà in molteplici “adesso”.


 

Testi e citazioni da Cuore Amore Errore Disintegrazione


16 marzo 2016

Meeting Nerd 2016: Riassunto Post Atomico

Dopo che nel 2015 avevamo dovuto saltare il Meeting Nerd a causa di impegni lavorativi, mancanza di tempo e organizzazione, quest'anno ci siamo rifatti. Dal 29 Febbraio al 4 Marzo i soliti amici nerd sparsi per tutta Italia sono stati qui ospiti per quasi una settimana di discorsi filosofici e demenziali, partite multiplayer fino a notte fonda, pranzi alle 4 del pomeriggio, cene a mezzanotte e passeggiate sub-urbane in paesaggi post-atomici. Al contrario degli anni passati ho evitato di scrivere un dettaglio per ogni giorno passato, con quello che avevamo fatto, pensando piuttosto ad andare a dormire a un orario più decente e giocare di più con gli altri intanto che erano qui.

Tra i giochi che hanno spopolato a questo Meeting Nerd 2016 sicuramente ricordiamo Duck Game (già indiscusso capolavoro multiplayer tra amici dementi), Speedrunners (Il Micromachines del Futuro, dove Ed fa finta di spiegarci i trucchi per andare più veloce, ma poi usa cose segrete per vincere), Towerfall Ascension (un giochino immediato ma dalla profondità spaventosa, in cui fare delle azioni epiche con frecce lanciate al punto giusto e salti in testa) e Gang Beasts (la vera sorpresa del meeting, lo avevo provato già mesi fa con altri amici ma non ci era piaciuto molto, qui invece abbiamo finalmente "capito" come si gioca e abbiamo perso intere notti a ridere come dei deficenti lanciandoci giù da palazzi o arrampicandoci sui muri).

Come ogni anno Yota si dimostra il giocatore più random di tutti, con azioni che da un momento all'altro passano da uccisioni epiche a suicidi n00bz. Rosa si è innamorato follemente di Speedrunners e ha finalmente trovato un pad per 360 da usare su PC a 10 euro, grazie al negozio dell'usato qui sotto. Anche se ormai Ed è un uomo vecchio ma sempre noglobal, non ha perso i suoi riflessi da ragazzino mafioso e vince quasi tutto non si sa bene come. Blek potrebbe essere nostro figlio e la differenza di età si vede nelle prestazioni, probabilmente è stato anche il suo occhio giovane che ha visto prima di noi la bellezza di Gang Beasts e ci ha convinto a riprovarlo finchè non lo abbiamo amato. Io ho rischiato in più momenti di morire soffocato per le risate e sono sempre più convinto che tra qualche anno non accenderemo neanche più le vecchie console perchè ormai i giochi multiplayer più belli di sempre sono su Steam.

Sono già più di 10 giorni che il meeting è finito, siccome sto cercando di organizzare la mia nuova vita non ho ancora finito di ordinare tutti i video dell'evento, ma tanto non c'è fretta fino al Meeting 2017 (chissà come saremo messi allora).

28 febbraio 2016

Organizzare con calma la nuova vita e il Meeting Nerd 2016

Mentre sta per finire questo primo mese di libertà, sono ancora tante le cose che devo organizzare per riuscire a mettere in pratica l'idea di poter vivere facendo quello che mi piace, e anche se il tempo passa sempre più veloce rispetto alle attività programmate, direi che il poterle fare con calma (anche se ancora non sono entrato del tutto nell'ottica del "puoi fare le cose anche domani, tanto non devi andare a lavorare) rende il tutto molto piacevole, forse ancora un po' astratto. Tra le cose che rimandavamo da mesi, finalmente abbiamo recuperato un po' di contenitori e scaffali nuovi per ordinare meglio casa e sopratutto la cucina, inscatolando praticamente ogni cibo che possa essere attaccato da formiche e farfalline della farina nei prossimi mesi primaverili. Per festeggiare questo primo mese, siamo anche riusciti a organizzare il Meeting Nerd 2016, che inizierà da stasera con l'arrivo di Blek, fino a venerdì prossimo. 5 giorni di multiplayer e coop con gli amici sparsi per tutta italia che si riuniranno ancora una volta in questa casa, dopo che nel 2015 avevamo dovuto saltare il meeting a causa dei nuovi lavori. Fuck, non vedo l'ora di giocare a Duck Game con gli altri :O



9 febbraio 2016

Come sopravvivere nel 2016

Siccome una parte dei progetti che sto organizzando (per poter vivere senza dover per forza lavorare come dipendente dentro un ufficio full-time 5 giorni alla settimana) prevedono una serie di articoli specifici qui sul mio blog personale, direi che vale la pena spiegare un poco quello che ho in mente, così se pubblico dei post che sembrano quasi sensati, poi i lettori abituali non pensano che sono stato hackato da un gruppo di contestatori.

La prima cosa da raccontare è che al momento la mia idea generale sul come vivere facendo quello che mi piace fare è quella di organizzare una serie di attività per me interessanti che prese singolarmente non portano sicuramente abbastanza soldi per sopravvivere, ma messe tutte insieme possono raccogliere quello che mi serve per soddisfare le mie spese mensili. Il suddividere i guadagni tra diversi progetti permette anche di non doversi affidare troppo a una singola fonte di introiti, in modo che se una delle attività non dovesse funzionare oppure smettesse di funzionare in futuro, non ci si ritrova di colpo senza alcun guadagno, ma solamente con qualcosa in meno. 


Uno degli obiettivi principali sarà il creare quello che gli inglesi chiamano “passive income”, non tanto per la parte di guadagni tramite interessi o investimenti economici, ma piuttosto per tutte quelle attività online che permettono di organizzare dei sistemi di affiliazione o ricavi tramite pubblicità che vanno a cumularsi autonomamente una volta che il “contenuto” è stato creato. Un esempio pratico può essere una serie di video su Youtube da cui si ricevono piccole somme tramite gli annunci pubblicitari inseriti, oppure un articolo dedicato ai consigli su come scegliere uno skateboard, linkando i negozi online su cui comprarlo attraverso link di affiliazione. Il video o l’articolo si creano una volta sola, ma continuano a portare ricavi con il passare dei mesi e tu nel frattempo puoi fare altro che hai voglia di fare. Naturalmente video e articoli devono essere di qualità, ottimizzati per la ricerca e realmente utili, altrimenti non se li caga nessuno.

Di base va detto che da quando ho iniziato a lavorare seriamente nel 2008, ho sempre risparmiato con piacere, consumando di media circa la metà del mio stipendio mensile. Questo senza dover rinunciare a nulla di particolare e facendo quello che avevo voglia di fare: il che sta a significare che per come vivo e per le mie abitudini di consumo, è possibile ridurre ulteriormente le spese mensili durante un periodo senza uno stipendio fisso e ho a disposizione un po’ di risparmi da cui attingere finchè non ho altro. 


Il non dover lavorare full-time permette anche di risparmiare su una serie di attività che prima non avevo tempo di fare personalmente e per cui dovevo pagare qualcun altro per farle. Ad esempio per tagliare le piante in giardino o dipingere i muri di casa. Il maggior tempo libero permette anche di fare più attività fisica e quindi evitare di andare dall’osteopata per il mal di schiena. C’è più tempo per confrontare i prezzi delle cose e andare a prenderle dove costano meno. Posso girare a piedi e usare meno l’auto (consumando meno benzina) perchè tanto non ho fretta. Si può investire del tempo per organizzare sistemi per risparmiare ancora di più, ad esempio isolando meglio le finestre di casa e usando meno elettricità perchè posso andare a letto presto e fare le cose di giorno quando c’è luce. E così via.

In ogni caso, mi sono dato un anno di tempo per capire se questo sistema possa funzionare, se ci sia davvero un mio modo di vivere senza dover per forza andare tutti i giorni a lavorare per qualcun altro, dovendo seguire i suoi orari e schemi predefiniti. Per potermi alzare al mattino quando ho voglia e decidere se fare una delle attività interessanti che mi portano qualche guadagno, oppure se farmi un giro nei boschi perchè c’è bel tempo, oppure piantare qualcosa nell’orto dietro casa, oppure se starmene tutto il giorno sul divano a giocare a Jet Set Radio finchè non torna la Persona che Fotografa con le Parole per farci una bella cena e serata insieme. Se tra un anno vedo che tutto questo sistema non funziona e non riesco a sopravvivere così, allora mi rassegnerò e cercherò un nuovo lavoro tradizionale, magari part-time.


Per le attività che influenzeranno maggiormente questo blog, ci sarà probabilmente un ampliamento degli articoli con affiliati Amazon e simili. Non ho mai sfruttato troppo gli affiliati sul mio blog personale, ma siccome ci sono comunque una serie di cose che compro io stesso e che solitamente le compro dopo giorni di ricerche per capire quale prendere, al costo minore con la maggiore qualità, direi che ho già in mente una serie di approfondimenti che possono essere utili a chi sta cercando le stesse cose e che possano allo stesso tempo portare qualche percentuale interessante. Sicuramente la piattaforma di Blogger non è adatta allo scopo, ma su altri siti su cui ho organizzato sistemi simili riesco già a raccogliere delle cifre mensili decenti e sono curioso di testare come possa andare qui.

Per il resto continuerò la mia attività di consulenza web saltuaria come freelance su progetti che mi sembrano interessanti, vedrò di organizzare meglio le attività del sito inglese supportato tramite Patreon, inizierò un nuovo progetto su Youtube supportato in parte da una nuova campagna Patreon (questa volta per l’italia), svilupperò con la collaborazione di alcuni amici un nuovo sito incentrato sugli affiliati per il mercato inglese, venderò tutti gli oggetti inutili dei nonni ammassati da anni in garage, proverò a scrivere qualche breve saggio da vendere su Amazon in print-on-demand, andrò a far drogare la gente con i miei cookies cocco-cioccolato-arachidi e se avanza del tempo mi metto pure a fare qualche gioco indie da mettere su Steam a pochi euro. E poi mi rimetto ad andare in skate, ma quello non credo porti soldi, al massimo qualche frattura.

8 febbraio 2016

Riassunto delle puntate precedenti: 2015 Edition

Prima di organizzare la nuova vita che mi aspetta da oggi in poi, è bene fare un breve riassunto dell’anno passato, per capire meglio cosa hanno imparato i nostri eroi e cosa può essere utile ricordare per il futuro.

Partiamo però da Novembre 2014, mese in cui ero arrivato al limite di sopportazione del vecchio lavoro a milano, sia per quanto riguarda la gestione dell'ufficio sia per le faticose 4 ore di viaggio per andare e tornare ogni giorno. Già da tempo mi stavo organizzando per iniziare a lavorare come freelance e in più avevo fatto un colloquio per un lavoro in Svizzera, a 15 minuti da casa. Quindi in un modo o nell’altro, avevo deciso di licenziarmi e abbandonare finalmente la vita per me insopportabile di pendolare. Dicembre 2014 è stato quindi l’ultimo mese di lavoro a Milano, mentre ancora aspettavo una proposta per l’eventuale lavoro in Svizzera.


A Gennaio 2015 gli Svizzeri hanno fatto la loro proposta poco equa, c’erano un po’ di cose che non mi piacevano e il responsabile dell’ufficio non mi ispirava per nulla dal punto di vista umano e lavorativo, ma dopo alcune sistemazioni al contratto e siccome la persona con cui avevo fatto il colloquio principale mi sembrava molto in gamba, avevo deciso di provare. Inoltre il progetto su cui avrei dovuto lavorare era qualcosa di enorme rispetto a quelli su cui avevo lavorato fino ad all’ora, il che poteva offrirmi una conoscenza approfondita su diversi aspetti che non avrei potuto testare personalmente in altro modo. Lo stipendio era molto buono e il lavoro vicinissimo a casa, nel caso ci fosse stato qualche problema avrei potuto andarmene quando necessario.

Effettivamente l’ufficio a due passi da casa, il buon stipendio e l’esperienza pratica del progetto si sono rivelate le uniche cose positive che ho vissuto nell’ultimo anno da frontaliere svizzero. La vicinanza a casa per quanto mi lasciasse molto meno stanco dal punto di vista fisico rispetto alle 4 ore di viaggio pendolare, non mi regalava tempo libero in più, anzi!

Nel vecchio lavoro a milano mi ero fatto fare un contratto part-time verticale, in modo da lavorare solamente fino al giovedì e avere un weekend di 3 giorni in cui riprendere energie e in cui riuscivo a gestire molti dei progetti e interessi personali. Nel nuovo lavoro anche se ci mettevo molto meno per andare e tornare da casa, dovevo comunque alzarmi alle 6 del mattino per accompagnare la Persona che Fotografa con le Parole in stazione, siccome lei continua a lavorare a Milano, e poi andare a prenderla sempre in stazione alla sera quando torna a casa. In pratica dopo averla accompagnata la mattina, prima di andare in ufficio avevo un’oretta per lavarmi con calma e sistemare un po’ di cose al PC, mentre la sera anche tornando a casa alle 18:30, c’era giusto il tempo per sistemarmi un attimo e poi uscire nuovamente per andare a recuperarla in stazione. Avevo una serie di mezzore libere sparse tra il mattino e il tardo pomeriggio da lunedì a venerdì, che sommate formavano circa 5 ore libere, poco utili per fare qualcosa di complesso oltre che rispondere a vari messaggi e programmare quello che avrei dovuto fare nella giornata. Difficile fare qualcosa che necessitasse di più di 30 minuti continui di attenzione. Sicuramente un peggioramento rispetto alle 24 ore filate di tempo libero che avevo nei venerdì a casa.


Il tutto va anche sommato alle sensazioni umane nel nuovo ufficio. Poco dopo aver iniziato a lavorare in Svizzera e ansioso di collaborare con la persona con cui avevo fatto il colloquio, ho scoperto che non avremmo lavorato insieme siccome la stavano spostando su un altro progetto a Roma. Quindi il mio eventuale responsabile dal volto umano e dalle strategie lavorative in linea con le mie proposte, non si è mai materializzato. In cambio, mi sono ritrovato con un paio di responsabili dai modi e personalità totalmente contrari ai miei. Non sto a dettagliare la questione, ma il succo è uno solo: per me lavorare con quelle persone era più una tortura che altro.

Se non bastasse, per vari motivi random la maggior parte delle mie proposte per il progetto di ottimizzazione del sito, non sono mai state prese molto in considerazione e le problematiche che avevo previsto se non fossero state seguite quelle proposte, si sono naturalmente presentate dopo pochi mesi. Anche con il fallimento sotto agli occhi e pur spiegando loro che quel tipo di sito senza le caratteristiche proposte non poteva fare quello che chiedevano nei tempi richiesti, i responsabili sembravano più inclini a proclamare che non funzionasse la strategia, piuttosto che iniziare realmente ad implementarla.

Inutile dire che dover seguire quel tipo di progetto gestito in un modo a me poco chiaro, portasse più sconforto che soddisfazioni. Scappato da un lavoro milanese che mi portava stanchezza fisica e ira, ero finito in un altro che mi portava stanchezza mentale e irritazione, oltre che meno tempo libero. Insomma, era chiaro che dovevo scegliere se rimanere in quella condizione o andarmene anche da li. Come al solito la lista di pro e contro era lunga e complessa, e mi ero prefissato fine gennaio 2016, a un anno esatto dall’inizio di questa odissea, come data finale per prendere una decisione.


Siccome prima di iniziare il nuovo lavoro in Svizzera avevo ancora la prospettiva di mettermi in proprio, uno dei progetti personali su cui lavoro già da anni è un sito su cui a Novembre 2014 avevamo aperto una campagna di sostegno da parte dei fan tramite Patreon, e uno dei “goal” della campagna era quello di creare un libro relativo alle ricerche svolte per il sito. Non avevo considerato il fatto che nel caso in cui avessi accettato il lavoro in Svizzera, non avrei avuto molto tempo per creare il libro. Dopo aver iniziato a lavorare in Svizzera, ovviamente il “goal” del libro era ormai raggiunto e per non deludere le aspettative dei nostri sostenitori (ma anche perchè il libro è una cosa che io stesso vorrei vedere realizzata), mi sono ritrovato a dover organizzare anche questa cosa, non si sa bene come. Ecco che l’unica soluzione per non impazzire era quella di tagliare tutto il “superfluo” (come gli aggiornamenti su questo blog) per poter portare avanti le cose più importanti.

Tra gli effetti collaterali del rimuovere le 4 ore di pendolarismo giornaliero oltre alla utilità di ascoltare video relativi alle ricerche che stavo facendo per il libro invece di musica durante i lavori in casa, ecco che la quantità di musica ascoltata nel 2015 è calata mostruosamente (anche a confronto con il 2013 - 2014 in cui comunque era diminuita rispetto al 2010 - 2012, per vari motivi tra cui il fatto di vivere con la Persona che Fotografa con le Parole e non poter più quindi ascoltare musica fastidiosa a tutto volume in qualsiasi ora del giorno e della notte). 


Pur mantenendo una sera a settimana per giocare in coop con gli amici nerd, nel 2015 ho praticamente smesso di giocare in singolo, a parte un paio di titoli molto brevi che volevo assolutamente giocare (come The Beginner's Guide, The Old City: Leviathan, The Last Dogma, Dyscourse e "Dr. Langeskov, The Tiger, and The Terribly Cursed Emerald") e Life is Strange giocato insieme alla Persona che Fotografa con le Parole durante le ferie natalizie (a me non è piaciuto molto, a lei un sacco e tenendo conto che praticamente non gioca a nulla, è sicuramente un grande traguardo!). Ho ancora SKYRIM da continuare, ma tenendo conto che mi ci perderò per qualche centinaio di ore, probabilmente lo riprenderò in mano solo una volta finito il libro. Nota di merito per quel capolavoro di multiplayer offline che è Duck Game, ci abbiamo perso numerose sere con la Stilista di Argomenti, la Traduttrice Irlandese e il Lettore Americano, favolosamente demenziale e divertente.


E fuck, non dovendo più aspettare treni in arrivo e non dovendo più prendere treni e metropolitane, ho praticamente azzerato la lettura di libri. Certo negli ultimi mesi ho scritto molto e letto molto rispetto agli argomenti del libro su cui stiamo lavorando, ma per il resto mi mancano i volumi cartacei pieni di idee interessanti. E ho pure una pigna di manga ancora da iniziare, l’unico letto a random durante le vacanze estive è stato I Am A Hero.

Con i film siamo un po’ in stallo, siamo riusciti a organizzare pochi Cineforum For Weirdos nel 2015 e mi mancano ancora da vedere una vagonata di titoli suggeriti da 366weirdmovies, prima riuscivo a vederne qualcuno durante il venerdì libero ma naturalmente anche questi sono stati tagliati.

E questo è un po’ tutto, riassunto e con tante cose omesse o dimenticate.

Manca solo la notizia più importante: a fine gennaio avrei dovuto scegliere se continuare a lavorare in un posto che non mi piaceva e che mi impegnava tempo che avrei preferito usare in altro modo? Ebbene, alla fine non ho neanche dovuto scegliere io: i responsabili e i finanziatori del progetto hanno deciso che la parte su cui lavoravo non avrebbe portato i risultati da loro sperati nei tempi da loro voluti, e quindi hanno chiuso il tutto, avvisandomi con rammarico che avrebbero dovuto lasciarmi a casa. Rammarico? E’ stata una delle notizie più belle che abbia mai sentito li dentro! Però non diamolo troppo a vedere. Ebbene si, dal 5 febbraio sono ufficialmente libero dalla schiavitù lavorativa e ho già in programma una serie infinita di progetti personali per vivere al meglio e guadagnare quello che basta per sopravvivere facendo quello che mi piace fare. Sarà possibile? Cosa ci aspetterà nei prossimi mesi? Suspance..


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