21 novembre 2014

Guy Debord (contro) il Cinema

Guy Debord (contro) il Cinema

Ho già parlato in più occasioni di Guy Debord (come nei Commentari sulla Società dello Spettacolo), tra i fondatori dell'Internazionale Situazionista e membro della Internazionale lettrista, scrittore di libri e articoli, assiduo non-lavoratore, e anche regista di alcuni cortometraggi sperimentali fin dai primi anni ‘50, in cui ricercava nuovi modi di sfruttare la comunicazione cinematografica seguendo la sua critica della società e delle convenzioni.

Da questa sua passione per il cinema sono nate opere come “Hurlements en faveur de Sade”, in cui gli spettatori si ritrovavano davanti a uno schermo bianco con delle voci, oppure nero in completo silenzio (per quasi mezz’ora), uno schiaffo diretto sia al pubblico medio che non accettava / capiva tale affronto, che verso gli autoproclamati cinefili d’avanguardia che non ne potevano capire la presa in giro. Altri film dai titoli evocativi come “Sur le passage de quelques personnages à travers une assez courte unité de temps”, "Critique de la séparation" e "Réfutation de tous les jugements" riprendevano la tecnica situazionista del detournement, utilizzando spezzoni di altri film o telegiornali, foto e ritagli di riviste, per analizzare la situazione dell’uomo moderno e dei mass media attraverso le loro stesse immagini, rivoltandone il significato.


Non è mia intenzione descrivere o esaurire in questo post tutta l’importanza e le caratteristiche rivoluzionarie (sia nel senso di “un cambiamento rispetto al solito” che di “un cambiamento sociale e politico”) del cinema di Debord, che può essere approfondito meglio in altri siti (su Il Cinema di Guy Debord, Introduzione ai film di Guy Debord, appunti sul pensiero di Guy Debord, La fine dell'illusione: il cinema di Guy Debord o il détournement come metodo compositivo), ma di proporre a ogni appassionato di cinema la lettura del libro pubblicato nel 2001 grazie a Enrico Ghezzi e Roberto Turigliatto, dal titolo “Guy Debord (contro) il cinema”. Una raccolta di articoli scritti in diversi anni da numerosi autori oltre a Debord, un volume essenziale per chi ama l’arte del racconto su pellicola come ricerca continua della verità umana e del superamento di ogni limite hollywoodiano.

Mi sembra inutile aggiungere altro, se non trascrivere qui sotto alcune citazioni dal libro, frasi sparse con cui capire meglio i contenuti e le sensazioni che potete trovare in questa raccolta dedicata a un uomo e a un “movimento” che ha voluto colpire duramente la superfice lucida del cinema per farla riflettere su sè stessa. Se poi vi interessa, potete comprare “Guy Debord (contro) il cinema” da Amazon (14 euro) oppure prenderlo in prestito dalla vostra biblioteca di fiducia. Buona lettura!


Le rare opere della mia gioventù sono state speciali. Bisogna ammettere che le univa un gusto della negazione generalizzata. Era in grande armonia con la vita reale che conducevamo allora.

L'arte moderna era stata, e per poco tempo sarebbe stata ancora, critica e rivoluzionaria.

Io ho esordito con un film senza immagini, il lungometraggio "Hurlements en faveur de Sade", nel 1952. Lo schermo era bianco sulle parole, nero durante i momenti di silenzio, 24 minuti. "Le condizioni specifiche del cinema permettevano di interrompere l'aneddoto con delle masse di silenzio vuoto". Sollevati dall'orrore, i cineclub gridavano troppo forte per sentire il poco che avrebbe ancora potuto sconcertarli nel dialogo.

Ognuno esita tra il passato che vive nell’affetto e l’avvenire morto già nel presente. Non prolungheremo le civiltà meccaniche e la fredda architettura che conducono alla fine della corsa verso passatempi annoiati.

Una malattia mentale ha invaso il pianeta: la banalizzazione. Ognuno è ipnotizzato dalla produzione delle comodità, fognatura a sfogo diretto, ascensore, stanze da bagno, lavatrici.

Supporto Morale

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