11 marzo 2013

Stimiamo di più chi ha ucciso con estrema lucidità e consapevolezza della sua azione, piuttosto di chi usa le scale mobili senza rendersi conto dell'inerzia dei suoi non-passi


5 commenti:

  1. Ma naturalmente, chi non ama Raskolnicov?

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  2. Dipende quanto lucido, se si tratta di un serial killer psicopatico non so se stima è la parola corretta. In ogni caso un giorno mi piacerebbe smontare una scala mobile per vedere per bene com'è fatta dentro ^^

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  3. @Clyo: leggi troppi romanzi! ;P

    @Acalia: probabilmente se è psicopatico non è consapevole di quello che fa e quindi siamo d'accordo :U Un serial killer però, se si intende una serie di omicidi di seguito, in alcuni casi potrebbe essere ben lucido e con obiettivi molto positivi!
    Ogni volta che le scale mobili sono rotte a Milano, non posso che sorridere di gusto :P

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  4. Ciaop c:

    Io invece purtroppy proprio pochi giorni fa (pronebabilmente proprio il 13 marzo) mi domandavo fino a che punto si può considerare qualcuno responsabile di quel che è.
    Mi sono detta che c'è chi ha un modo di essere e di comportarsi condivisibile (secondo quei parametri di sensibilitò e capacità riflessiva di cui hai parlato in altri post) e chi invece meh, sembra andare alla deriva (ma non artisticamente, una deriva immersa nella bruttezza, diciamo così).
    Mi riferisco a certi anfratti della miseria umana (di cui poi potrei fare benissimo parte, per caritò) dove si muovono individui che vivono in un contesto degradato, che non si pongono forse testo quelle domande a cui noi teniamo tanto, o che comunque ci martellano con di molte energie.
    Quindi forse ce l'ho più (che poi non ce l'ho con nessuno, ma è per capirsi) con chi ha gli strumenti e la consapevolezza per cogliere ciò che è auspicabile, piuttosto che con coloro i quali sono risucchiati in un marasma gastrico e forse nemmeno poi per colpa loro.
    Insomma, non so quali siano i meriti, non credo che la sensibilità sia un merito, credo che le cose capitino un po' così, a cazzodicane.

    Pochi minuti fa ho letto il tuo post sulla procreaz., quindi porto un esempio di questo tipo:
    c'è chi ha una consapevolezza precisa di cosa significhi avere un figlio, ma ciò nonostante ha convinzioni/motivazioni che non gli permettono di auto-dissuadersi.
    Ho sentito discorsi ponderati sull'idea del lasciare una traccia di sé, di questi figli come prolungamento (che orrore).
    Dall'altro estremo abbiamo chi nemmeno si pone la domanda, nemmeno arriva alla riflessione; o perché non può (perc l'ambiente e la situazione in cui si trova non glie lo permette) oppure perc non si è mai trovato ad analizzare qualcosa poiché lo ha sempre ritenuto naturale, inevitabile, "è così e basta".
    Qualcuno dice che l'ignoranza (in senso ampio) è una colpa, io dico invece che è una disgrazia, una condizione dolorante e generatrice di dolore (di cui spesso gli attori sono inconsapevoli).
    Non sono una biasimatrice, ma onestamente mi irrita di più chi crea dolore entro i margini della consapevolezza piuttosto che chi è fagocitato dall'orrore e nemmeno se ne accorge.

    Dall'inizio della scuola materna mio figlio di 3 anni tornava a casa con graffi morsi e occhio nero, le maestre si lamentano e mi dicono che fa la pipi davanti agli altri bimbi che li picchia dice le parolacce. A casa queste cose mio figlio non le fa, lo porto spesso al parco giochi e a lui piace giocare da solo. non da fastidio a nessuno e sopratutto non fa tutto quello che dice la maestra. la maestra mi ha detto che lui fa queste cose a scuola perche' sono in tanti, ma al parco giochi sono in 100 200 e non le fa.... Allora ho detto alla maestra quando mio figlio torna da scuola con l'occhio nero ecc... mi ha detto che è lui che comincia per primo. mah!!! una mamma etiope è venuta da me oggi a dirmi che il figlio la notte si sveglia piangendo dicendo che luca gli da le botte in testa. VI CHIEDO UN CONSIGLIO.

    Di fronte a questo scritto (trovato in un sito di consigli ai genitori in cui sono capitata casualm.) ho provato perlopiù tristezza, ma una tristezza amara, una sorta di miseria che (ci) riguarda tutti.
    Una incapacità che riguarda la società nel suo insieme più che i singoli individui, che sono per lo più abbandonati a loro stessi.

    Mi sento di aggiungere anche che la bellezza è possibile anche nella miseria e nel degrado (in senso ampio), proprio perché tutto è casuale, eppure certe piccole bellezze stridono e vengono soppresse dall'orrore che le circonda, che sfortuna :(

    Una nota: siccome quel commento l'ho preso da un sito potresti ritenere corretto il cancellarlo (per ragioni di boh? evitare cazzi forse, ma non so come funz. c: )

    Ah, grazie per Skinny Grin, ascolto Red Sky fortissimo senza smettere : )
    ciaop

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  5. Ciaop :P

    Credo che potresti leggere qualche testo degli esistenzialisti per la questione sulla responsabilità personale e anche vedere una delle scene di Waking Life in cui se ne parla. In generale, una riflessione su questo problema si attiva solo in quelle persone che vivono in uno stato di benessere, in cui non devono pensare a risolvere le necessità primarie (mangiare, sopravvivere) e quindi hanno il tempo e la "cultura" per riflettere su una cosa come la responsabilità (personale o sociale). Sicuramente il tutto, sensibilità e riflessività, luoghi e tempi in cui si vive, sono in parte costruzioni personali e in parte dettati dal caos AKA avvenimenti a cazzodicane ;P
    Buon ascolto degli Acoustic Ladyland, magari prova a sentire anche qualcosa dei Fulborn Teversham e dei Polar Bear, in cui ci suonano alcuni degli stessi componenti

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