15 febbraio 2013

L'Esistenzialismo è un Umanismo, di J.P. Sartre


Jean-Paul Sartre è stato uno scrittore / filosofo nato nel 1905 a Parigi, assieme a Martin Heidegger tra i maggiori esponenti della corrente filosofica conosciuta come esistenzialismo, una riflessione sull'individualità dell'io di fronte al mondo che ci circonda.

Le teorie esistenzialiste sono state spesso fraintese e per fare un po' di chiarezza ed esporre con maggiore semplicità alcuni punti di questa filosofia, nell'ottobre del 1945 fu organizzata una conferenza presso la Sala delle Centrali di Parigi, dal titolo "L'esistenzialismo è un umanismo". La trascrizione di questa conferenza tenuta da Sartre fu poi pubblicata nel volume omonimo, un buon libro per avere una prima idea generale sulle fondamenta dell'esistenzialismo, che possono poi essere approfondite con altri libri se vi interessano in modo particolare.

Essendo tra i libri più famosi di Satre, dovreste trovare facilmente una copia da prendere in prestito presso la vostra biblioteca di fiducia, nel frattempo riscrivo qui sotto qualche frase a random, per capire meglio di cosa parla. Buona lettura!
Quando noi affermiamo che un disoccupato è libero, non intendiamo dire che può fare ciò che gli piace e trasformarsi all'istante in un borghese ricco e tranquillo. Egli è libero perché può sempre scegliere di accettare la propria sorte con rassegnazione oppure di ribellarsi a essa.

Non bisogna lottare contro i poteri costituiti, non bisogna lottare contro la forza, non bisogna accingersi a un'impresa che superi la nostra condizione, ogni azione che esuli dalla tradizione è romanticismo, ogni tentativo che non si appoggi su un'esperienza sicura è votato all'insuccesso; e l'esperienza dimostra che gli uomini procedono sempre verso il basso, che sono necessari dei corpi solidi per trattenerli, altrimenti è l'anarchia.

L'uomo è soltanto, non solo quale si percepisce, ma quale si vuole, e precisamente quale si concepisce dopo l'esistenza e quale si vuole dopo questo slancio verso l'esistere: l'uomo non è altro che ciò che si fa. Questo è il principio primo dell'esistenzialismo. Ed è anche quello che si chiama la soggettività e che ci viene rimproverata con questo stesso termine.

Quando diciamo che l'uomo è responsabile di sè stesso, non intendiamo che l'uomo sia responsabile della sua stretta individualità, ma che egli è responsabile di tutti gli uomini.

Certo molti uomini non sono angosciati, ma noi affermiamo che essi celano a se stessi la propria angoscia, che la fuggono; certo molti uomini credono, quando agiscono, di non impegnare che se stessi e, quando si dice loro: "ma se tutti facessero così?", alzano le spalle e rispondono: "non tutti fanno così". Ma, in verità, ci si deve sempre chiedere: "che cosa accadrebbe se tutti facessero altrettanto?".

L'esistenzialista al contrario pensa che è molto scomodo che dio non esista, poichè con dio svanisce ogni possibilità di ritrovare dei valori in un cielo intellegibile; non può più esserci un bene a priori, poichè non c'è nessuna coscienza infinita e perfetta per pensarlo; non sta scritto da nessuna parte che il bene esiste, che bisogna essere onesti, che non si deve mentire, e per questa precisa ragione: siamo su di un piano su cui ci sono solamente degli uomini.

Dostoevskij ha scritto "Se dio non esiste tutto è permesso". Ecco il punto di partenza dell'esistenzialismo. Effettivamente tutto è lecito se dio non esiste, e di conseguenza l'uomo è "abbandonato" perchè non trova, nè in sè nè fuori di sè, possibilità d'ancorarsi. E anzitutto non trova delle scuse. Se davvero l'esistenza precede l'essenza, non si potrà mai fornire spiegazioni riferendosi ad una natura umana data e fissata; in altri termini non vi è determinismo: l'uomo è libero, l'uomo è libertà.

Quando si vuole qualcosa, ci sono sempre degli elementi probabili. Io posso fare assegnamento sulla venuta di un amico. Questo amico verrà in treno o in tram; ciò suppone che il treno arrivi all'ora indicata e che il tram non esca dalle rotaie. Io rimango nel dominio delle possibilità; ma si tratta di fare assegnamento sulle cose possibili soltanto nella stretta misura in cui queste sono implicate dal nostro agire. Dal momento in cui le possibilità che io considero non sono rigorosamente coinvolte nella mia azione, non me ne devo più curare, perchè nessun dio, nessun destino può adattare il mondo e i suoi "possibili" alla mia volontà.

Con l'"io penso" contrariamente alla filosofia di Descartes, contrariamente alla filosofia di Kant, noi raggiungiamo noi stessi di fronte all'altro e l'altro è tanto certo per noi quanto noi siamo certi di noi medesimi. In questo modo l'uomo, che coglie sè stesso direttamente col "cogito", scopre anche tutti gli altri e li scopre come la condizione della propria esistenza. Egli si rende conto che non può essere niente (nel senso in cui si dice che un uomo è spiritoso, o che è cattivo, o che è geloso), se gli altri non lo riconoscono come tale.

Ci vien detto inoltre: voi non potete giudicare gli altri. Questo è vero da un lato e falso dall'altro. E' vero nel senso che, ogni qualvolta l'uomo sceglie il suo impegno e il suo progetto in piena sincerità e lucidità, qualunque sia questo progetto, è impossibile preferirgliene un altro. E' vero nel senso che noi non crediamo al progresso. Il progresso è miglioramento; ma l'uomo è sempre lo stesso di fronte a una situazione che muta e la scelta è sempre una scelta nell'ambito di una situazione.

Prima che voi la viviate, la vita di per sè non è nulla, sta a voi darle un senso e il valore non è altro che il senso che scegliete.

3 commenti:

  1. Potrebbe essere interessante, della filosofia esistenzialista mi viene in mente solo una frase di Heidegger nella prefazione di "essere e tempo":
    "Parlerò dell' essere e nient' altro"
    assurda, del resto cos'altro ci dovrebbe essere?

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  2. preferisco Dostoevskij, ma solo perché preferisco leggerle "in pratica" queste cose.

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  3. @Animalo: mi consigli di leggere "Essere e tempo"? Il tempo è uno di quegli argomenti di cui vado matto, e non ho ancora letto nulla di Heidegger :P

    @Clyo: si ricordavo, io invece preferisco la teoria che poi posso applicare a qualsiasi pratica personale passata, presente o futura ;U

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