14 dicembre 2012

Sillogismi dell'Amarezza, di Emil Cioran


Sillogismi dell'Amarezza è un libro di Emil Cioran pubblicato nel 1952 in Francia (Syllogismes de l'amertume), ennesima raccolta di aforismi e riflessioni brevi che l'autore ha scritto durante le sue giornate e le sue notti da attento osservatore dell'umanità.

Il saggio si divide in 10 "capitoli", per organizzare in qualche modo le frasi con un qualche argomento comune: Atrofia del verbo, Lo scroccone dell'abisso, Tempo e anemia, Occidente, Il circo della solitudine, Religione, Vitalità dell'amore, Sulla musica, Vertigine della storia, Alle sorgenti del vuoto. Concetti espressi in maniera semplicissima, eppure ricchi di strati.

I temi ricorrenti di Cioran si ritrovano in Sillogismi dell'Amarezza nella sua ricerca infinita di nuove parole e sfumature con cui esporre questi pensieri, che non si perdono in una ripetività fine a sè stessa, ma allargano i particolari, fermano i momenti unici in cui tutto è chiaro allo stesso modo, ma senza essere statico.

Come sempre, qui sotto una serie di citazioni dal libro di Emil Cioran, per avere un'idea meno confusa di quello che potete leggere in Sillogismi dell'Amarezza. Nel caso in cui queste parole vi possano sembrare interessanti, dovreste trovare facilmente il saggio nella vostra bilbioteca o libreria di fiducia. Buona lettura!
Formati alla scuola dei velleitari, idolatri del frammento e delle stigmate, apparteniamo a un tempo clinico in cui contano solo i casi. Ci interessiamo a quello che uno scrittore ha taciuto, a quello che avrebbe potutot dire, alle sue profondità mute. Se lascia un'opera, se si spiega, si è assicurato il nostro oblio.

Coltivano l'aforisma soltanto coloro che hanno conosciuto la paura in mezzo alle parole, quella paura di crollare con tutte le parole.

Qualsiasi parola mi fa male. Eppure, quando mi sarebbe grato sentire i fiori chiaccherare della morte!

Il pubblico si getta sui cosidette autori "umani": sa che da loro non ha nulla da temere. Rimasti a metà strada come lui, gli proporranno un compromesso con l'impossibile, una visione coerente dal caos.

Che una realtà si nasconda dietro le apparenze è, tutto sommato, possibile; che il linguaggio possa esprimerla, sarebbe ridicolo sperarlo. Perchè allora farsi carico di un'opinione piuttosto che di un'altra, perchè indietreggiare davanti al banale o all'inconcepibile, davanti al dovere di dire e di scrivere tutto e il contrario di tutto? Un minimo di saggezza ci obbligherebbe a sostenere tutte le tesi contemporaneamente, in un eccletismo del sorriso e della distruzione.

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