15 giugno 2012

Comma, Pregnant Pause: pokemon, cellulari, star wars, allucinazioni popolari a metà anni 2000

"Comma, Pregnant Pause" è un cortometraggio (26 minuti) del 2004, scritto e diretto da Oliver Payne e Nick Relph. Questo film non ha senso, ma non si prendere troppo sul serio, quindi lo adoro.


Come si fa a non apprezzare un video che inizia e finisce con qualcuno che legge l'elenco dei 150 Pokèmon della prima generazione? Come si fa a non provare una certa curiosità per le menti che hanno deciso di mettere 2 tizi vestiti da cellulari giganti con delle maschere alla Scream? seduti su delle poltrone post-moderne mentre lo sfondo blu si riempie di immagini e colori a caso?

I 2 personaggi in Comma, Pregnant Pause non parlano, messaggiano tra loro con frasi di pochi caratteri, che non hanno un ordine logico. Mentre il testo viene impressionato a schermo, si sentono rumori e pezzi di canzoni. Poi entra un tizio con la maschera di Jar Jar Binks (Star Wars Episode I) e racconta una lunga filastrocca bislacca. Ci sono tanti tempi morti di silenzio, per meglio digerire quello che non si è capito tra un breve monologo e l'altro sulla cultura popolare dell'inizio del secondo millennio umano.


Insomma, Pokèmon, cellulari e film di seconda categoria. Il tutto frullato con un programma random di editing video amatoriale e un po' di stile surreale. Comma, Pregnant Pause è interessante perchè non hai la minima idea di cosa possa capitare al prossimo minuto, perchè è fine a sè stesso e non vuole esprimere alcuna arte o significato profondo, per questo è superiore.

Potete vedere tutto Comma, Pregnant Pause in streaming su UbuWeb, opppure scaricarlo in AVI (che probabilmente ha una migliore qualità nei testi, altrimenti poco leggibili). Tenete conto che se non riuscite a seguire un dialogo in inglese, tutta la parte con la filastrocca vi sarà alquanto incapibile. Buona visione :P


12 giugno 2012

Pioggia, forze, programmi, commercio, triangoli

Adesso ricordo perchè non andavo in stazione in bici, perchè poi piove sempre e devo tornare a casa a piedi, spingendo la bici, con l'ombrello. Quindi ieri sera son arrivato a casa che eran quasi le 20:30 e ora che mi son lavato e ho cenato, ero talmente stanco che neanche riuscivo a giocare ad Anarchy Reigns. O forse non sono più capace. Mistero.


Il fine settimana si prospetta anche troppo impegnato, con cene, dentisti, ritiri di frutta dai GAS, incontri vari, spostamenti in altre città per riunioni nerd, grigliate, gelati. Il weekend successivo, mi chiudo in casa e non apro a nessuno.

Intanto la batteria del portatile sta morendo e mi dura massimo 40 minuti.

Finito Sword and Sworcery, sono quasi tentato di scrivere un post su quanto sia noioso, molto stile ma poca sostanza, probabilmente non lo scriverò e finirò invece la lista di giochi interessanti del passato E3.

Dopo un lungo ed epico trambusto, dovrei riuscire a recuperare l'album dei Fall of the Albatross. Ordinato verso fine maggio direttamente dal sito dei FotA, fatto spedire all'appartamento dell'Amico Coop a New York per lavoro (per evitare spese doganali), a 2 giorni dalla sua partenza il CD non era ancora arrivato, mandata email ai FotA per chiedere se lo avevano spedito e anche se magari si era perso non era un problema perchè l'importante è che gli fossero arrivati i soldi, mi risponde il bassista dei FotA dicendomi che non avevano ancora spedito l'album ma poteva passare lui dall'Amico Coop perchè abita vicino, il bassista porta l'album all'Amico Coop con anche un paio di flyer del gruppo. Adesso attendo che l'Amico Coop torni in italia prossimamente così recuper il CD e tutti vissero felici e contenti di questa filiera corta.


Buonanotte PunPun è sempre più bello e surreale, comincio però a preoccuparmi perchè il numero 8 doveva uscire a marzo e invece uscirà a luglio. Se lo interrompono, mi incazo.

Sabato scorso sotto un diluvio universale, siamo riusciti a organizzare cineforum in pausa da un paio di mesi e vedere così il film proposto dalla Stilista di Argomenti, Four Rooms. Niente di che il film, ma neanche brutto. I prossimi 2 o 3 turni toccano a qualcun'altro, poi non vedo l'ora di proporre Visitor Q e rivedermelo con gioia :D

Domenica passeggiata pomeridiana e poi gelato allo yogurt fatto in casa con la Persona Densa, ormai la ricetta di quello allo yogurt è approvata, mi è rimasta della panna e nei prossimi giorni provo a fare l'esperimento del gelato variegato al cioccolato fondente :Q

Ok, ho un sonno boia, mi sa che dormo.

10 giugno 2012

Come possiamo giudicare gli altri?

Chi può avere l'autorità per decidere la qualità di un'altra persona? Se trasportiamo la questione su un altro piano, diciamo la cucina, allora si potrebbe dire che un amante della pizza potrebbe quantificare la qualità di questo piatto a seconda della sua esperienza in merito: ha mangiato tante pizze, prepara la pizza in casa, conosce gli ingredienti migliori, i tempi di cottura, i differenti mix di gusto.

Ora, naturalmente possiamo dire che il gusto è una sensazione soggettiva, come lo è la simpatia o l'antipatia per le altre persone. Quindi diciamo che l'opinione sulla pizza o sulle persone è valida solamente per quel determinato individuo, ma eventualmente anche per altri con simili inclinazioni.

Chiaramente questo non vuol dire che la nostra classificazione delle persone o delle pizze sia errata o inutile. Se a noi una certa pizza non piace o se una persona ci pare poco interessante, magari altri non saranno d'accordo, ma per la nostra vita quella classificazione ha un suo peso specifico ben preciso. Questa opinione generale sul mondo ci influenza quindi sulle pizzerie da frequentare e sulle persone con cui dialogare.

Ci vogliono delle caratteristiche su cui fondare il nostro giudizio. Se con la pizza possiamo fare attenzione al sapore del sugo, la quantità di mozzarella o la morbidezza della pasta, per le persone possiamo classificare il loro livello umano secondo 2 caratteristiche: sensibilità e riflessività.

La sensibilità è quella capacità umana di carpire emozioni, con cui la persona assorbe tutto ciò che può essere considerato metafisico. Se prendiamo per mano una ragazza o un ragazzo, la sensibilità ci trasmette le suggestioni mentali provate in quel momento (che a loro volta sono la somma di tutte le esperienze mentali precedenti). In questo discorso non consideriamo quindi la sensibilità come sensazione fisica del tatto (sento di stare impugnando qualcosa).

La sensibilità di cui parliamo è anche l'empatia verso gli altri, l'accorgersi degli umori nell'aria senza che questi vengano espressi esplicitamente. E' il notare un certo comportamento, un cambio di voce, una serie di gesti, degli sguardi. Inconsciamente ci accorgiamo di queste discordanze nell'equilibrio interpersonale, ma con la sola sensibilità potremmo comunque non processarle in alcuna maniera. Potremmo sentire che c'è "qualcosa", ma non capire bene "cosa". La sensibilità assorbe spontaneamente la metafisicità, ma non la organizza direttamente in forma cosciente.

Il tipo di sensibilità umana che vogliamo usare come metro di paragone è anche l'attenzione artistica, per così dire, quella capacità di provare una gioia particolare mentre ascoltiamo una musica, vediamo un film, leggiamo un libro. E' la ricezione libera di segnali straordinari, immagini, suoni, parole, colori, che percepiamo con un piacere superiore alla norma.

Questa sensibilità utile alla classificazione è una specie di competenza interiore ancestrale che invia sensazioni molteplici e caotiche al nostra mente, ma senza un'analisi dei dati ricevuti. Per incanalare queste informazioni emotive, è necessaria una cera riflessività, appunto.

Per riflessività intendiamo la capacità umana di analizzare tutte le sensazioni percepite consciamente e inconsciamente, sui cui costruire una deduzione su ciò che esiste oltre al nostro ego, deduzione che può essere più o meno complessa a seconda dei casi. E' la capacità di osservare attentamente il mondo esterno attraverso il suo assorbimento interiore.

La riflessività di cui parliamo è la classica introspezione, ma rivolta su molteplici assi paralleli. E' guardare il mondo e gli altri attraverso uno specchio, che riflette la realtà e noi stessi all'interno di questa realtà. Quindi osservare dall'esterno, pur rimanendo all'interno. Riflessitività è quella caratteristica che ci permette di capire attentamente quello che ci accade attorno, in maniera razionale ma non distaccata, oltre le abitudini, le influenze, i gruppo sociali, le credenze, le paure. Riflessività è anche il desiderio vitale di accumulare interessi, informazioni, cultura, conoscenza, dialoghi, tanti dati che naturalmente sarebbero asettici senza una certa sensibilità.

Mozzarella e pomodoro, sensibilità e riflessività. A questo punto? Come possiamo giudicare gli altri? Lo facciamo, molto semplicemente, individuando il loro livello di sensibilità e riflessività. Se una persona è più o meno sensibile e riflessiva rispetto alla norma, noi la consideriamo di un certo livello e la classifichiamo di conseguenza.

In futuro ci preserviamo il diritto di espandere ulteriormente, modificare concetti, eliminare parole di questo discorso che abbiamo tentato di organizzare in qualche modo.

Nota Atemporale: se per qualche motivo hai trovato curiose queste parole indisposte, puoi rileggerle e conservarle in forma fisica nella tua libreria, insieme a tante altre storie dal simile gusto rivoluzionario. Trovi il libro contenente tutti questi scritti di We Are Complicated su Amazon

Supporto Morale

Se apprezzi quello che scrivo e devi già fare un ordine da Amazon, entraci da questi banner e link prima di comprare; per te non costa nulla in più, a me arriva una percentuale :)




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...