29 ottobre 2012

Squartamento, di Emil Cioran


Squartamento è un saggio di Emil Cioran pubblicato in Francia nel 1979 con il titolo "Écartèlement" e per il momento tra le sue opere che ho letto si colloca in mezzo tra L'inconveniente di Essere Nati (1973) e Confessioni e Anatemi (1987). Come possiamo leggere su Wikipedia, lo squartamento è una forma di esecuzione della pena di morte consistente nella divisione del corpo del condannato in più parti, spesso il cadavere squartato veniva poi esposto in uno o più luoghi pubblici come deterrente. 

Possiamo quindi leggere il titolo del libro come una metafora del pensiero o della vita dell'autore? Possiamo fare qualsiasi cosa, quindi volendo si. Squartamento è suddiviso in 5 capitoli: Le 2 verità, L'amatore di memorie, Dopo la storia, Urgenza del peggio e Accenni di vertigine.

Emil Cioran ha 68 anni quando viene pubblicato Squartamento e se avete già letto gli altri miei post di commento ai suoi libri, già conoscete i temi portanti del suo pensiero. Eppure in questa scrittura insistente sul nulla che rende sensata e insensata la vita, si scoprono sempre particolari sorprendenti, piccoli gesti quotidiani e momenti di interazione con il mondo, che sottolineando la chiara consapevolezza delle sue idee, le rinforzano a ogni parola, senza cadere nella ripetizione fine a sè stessa.

Chi è già arrivato a intuire l'essenza della propria esistenza e l'assenza di ogni cosa in questo viaggio casuale, può leggere Cioran per trovare ordine e serenità in tali percezioni. Qui sotto, come sempre, una serie di frasi e citazioni da Squartamento di Emil Cioran, per capire meglio se i vostri presagi possano essere sullo stesso piano di questo autore disperatamente rilassato. Se poi vi interessa una lettura approfondita, trovate il libro in prestito in qualche biblioteca della vostra zona. Buona lettura!
Nel tardo buddhismo, specialmente nella scuola Madyamika, l'accento è posto sull'opposizione radicale tra la verità vera o paramartha, appannaggio del liberato, e la verità qualsiasi o  samvriti, verità velata, più esattamente "verità d'errore", privilegio o maledizione del non-affrancato.

Sarvakarmaphalatyaga (distacco dal frutto dell'atto)... dopo aver scritto a caratteri cubitali, su un foglio di carta, questa parola ammaliante, l'avevo attaccata, molti anni fa, al muro della mia camera, in modo da poterla contemplare lungo tutta la giornata.

Il risvegliato è staccato da tutto, è l'ex-fanatico per eccellenza, che non può più sopportare il fardello delle chimere, siano esse seducenti o grottesche. Se ne è allontanato a tal punto che non comprende per quale aberrazione ha potuto infatuarsene.

Vittime di una duplice fattura, sballottati fra le 2 verità, condannati a non poterne scegliere una se non per rimpiangere subito l'altra, noi siamo troppo chiaroveggenti per non essere avviliti, stanchi sia di illuderci sia di non aver illusioni [...]

Noi non abbiamo scelta se non fra verità irrespirabili e imbrogli salutari. Soltanto le verità che non permettono di vivere meritano il nome di verità. Superiori alle esigenze del vivente, non accondiscendono ad essere nostre complici.

Non si accede senza pericolo a un alto grado di lucidità, come non ci si disfa impunemente di certe coercizioni salutari. Tuttavia, se l'eccesso di coscienza fa aumentare la coscienza, l'eccesso di libertà, fenomeno egualmente funesto ma in senso inverso, uccide invariabilmente la libertà.

Non si può uscire per strada, guardare le facce, scambiare parola, sentire un rumoreggiare qualsiasi, senza dirsi che l'ora è vicina, anche se deve suonare soltanto fra un secolo o dieci. Un clima da epilogo esalta il minimo gesto, lo spettacolo più banale, l'incidente più stupido, e bisogna essere ribelli all'Inevitabile per non accorgersene.

Dopo tante conquiste e tanti successi di ogni sorta, l'uomo incomincia a passare di moda [...] Sovvertimento dei suoi fondamenti (meta di ogni analisi, psicologica o altro), del suo "io", della sua condizione di soggetto, dal momento che le sue ribellioni camuffano i colpi che egli rivolge contro di sè. Sicura è una cosa: che è intaccato nella sostanza, che è marcio alle radici. D'altra parte, non ci si sente veramente uomini se non quando si prende coscienza di questa putredine essenziale, parzialmente nascosta finora, ma sempre più percepibile da quando l'uomo ha esplorato e fatto esplodere i suoi propri segreti.

La scomparsa del silenzio deve essere annoverata fra gli indizi annunciatori della fine. [...] Accanita contro i solitari, ultimi martiri in ordine di tempo, li perseguita, li tortura, ne interrompe ad ogni momento le rimuginazioni, s'infila come un virus sonoro nei loro pensieri per corroderli, per disgregarli. [...] Essa contamina lo spazio, essa insozza, nuova prostituta, esseri e paesaggi, essa caccia da ogni luogo la purezza e il raccoglimento. Dove andare, dove abitare? E che cosa cercare ancora nel baccano di un pianeta babilonizzato?

Forse si dovrebbe pubblicare soltanto il primo getto, prima dunque di sapere noi stessi dove si vuole arrivare.

Soltanto le opere incompiute, perchè non compibili, ci sollecitano a divagare sull'essenza dell'arte.

Beati tutti coloro che, nati prima della Scienza, avevano il privilegio di morire alla loro prima malattia.

I nostri parenti dovrebbero prendersi cura di morire in un momento in cui non attraversiamo un periodo di atonia. Altrimenti, quale sforzo per interessarsi alla loro disavventura!

Sono la mia difficoltà di espressione, i miei balbettamenti, il mio modo di parlare a strappi, la mia arte di barbugliare, sono la mia voce, le mie r dell'altro capo dell'Europa, che mi hanno spinto per reazione a coltivare un poco quello che scrivo e a rendermi più o meno degno di un idioma che maltratto ogni volta che apro bocca.

Allo zoo. Tutte queste bestie hanno un contegno decente, all'infuori delle scimmie. Si sente che l'uomo non è lontano.

Mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un'aria sul flauto. "A che cosa ti servirà?" gli fu chiesto. "A sapere quest'aria prima di morire".

Non appena si esce nella strada, alla vista della gente, sterminio è la prima parola che viene in mente.

Quest'ometto cieco, dell'età di qualche giorno, che volge la testa da tutte le parti cercando non si sa cosa, questo cranio nudo, questa calvizie originaria, questa scimmia infima che ha soggiornato per mesi in una latrina e che tra poco, dimenticando le sue origini, sputerà sulle galassie.

Cerco di combattere l'interesse che ho per lei, mi figuro i suoi occhi, le sue guance, il suo naso, le sue labbra in piena putrefazione. Non serve a nulla: l'indefinibile che ella emana persiste. E' in momenti come questi che si comprende perchè la vita è riuscita a conservarsi, a dispetto della Conoscenza.

Che cosa significa Capire? Ciò che si è veramente intuito non si lascia esprimere in nessun modo e non si può trasmettere a nessuno, nemmeno a se stessi, di modo che si muore ignorando la natura esatta del proprio segreto.

Conoscere in mezzo a una fiera, sensazione che avrebbero potuto fare invidia ai Padri del Deserto.

Dopo una malattia grave, in certi paesi asiatici, nel Laos ad esempio, succede che si cambia nome. Che visione all'origine di tale costume! In realtà, si dovrebbe cambiare nome dopo ogni esperienza importante.

L'uomo sensato non si abbassa a protestare. A malapena cede all'indignazione. Prendere sul serio le cose umane è segno di qualche segreta carenza.

Questa vecchia sessualità è pur sempre qualcosa. Da quando la vita è vita, si è avuto ragione, bisogna ben dirlo, a darle tanta importanza. Come spiegare che ci si stanchi di tutto, salvo che di essa? Il più antico esercizio del vivente non poteva non segnarci, e si comprende come colui che non vi si dedica sia un essere a parte, un relitto o un santo.

Sul mio tavolo, da mesi, un grosso martello: simbolo di cosa? Non so, ma la sua presenza è per me benefica e mi dà di tanto in tanto quella sicurezza che devono conoscere tutti quelli che si rifugiano dietro una certezza qualsiasi.

Tra gli Irochesi, quando un vecchio non era più in grado di cacciare, i suoi gli proponevano o di abbandonarlo lontano lasciandolo morire di fame o di spaccargli la testa con un tomahawk. L'interessato, quasi sempre, optava per questa seconda soluzione. Particolare importante: prima di metterlo davanti a questa scelta, la famiglia al completo cantava la " Canzone del Grande Rimedio". Quale società "avanzata" ha mai dato prova di tanto buon senso o di tanto umorismo?

Non ho conosciuto, propriamente parlando, l'indigenza. Ho conosciuto in cambio, se non la malattia, almeno la mancanza di salute, il che mi libera dal rimorso di non essere vissuto nella miseria.

All'interno di una società perfetta, si notificherebbe a ognuno di lasciare il posto non appena incominciasse a sopravvivere a sè stesso. L'età non vi costituirebbe sempre il criterio discriminante, visto che tanti giovani sono indistinguibili da fantasmi. La difficoltà essenziale sarebbe di sapere come scegliere coloro la cui funzione consisterebbe nel pronunciarsi sull'ultima ora di questo o quello.

Quel vecchio filosofo, quando voleva liquidare qualcuno, lo tacciava di "pessimista". Com chi dicesse "sporcaccione". Era pessimista, per lui, chiunque disdegnasse l'utopia. E' così che marchiava d'infamia ogni nemico delle frottole.

Non c'è un altro mondo. Non c'è neppure questo mondo. Che cosa c'è allora? Il sorriso interiore che suscita in noi l'inesistenza evidente dell'uno e dell'altro.

Se le onde si mettessero a riflettere, crederebbero di avanzare, di avere uno scopo, di progredire, di lavorare per il bene del mare, e finirebbero con l'elaborare una filosofia sciocca quanto il loro zelo.

Tutto ciò che ho affrontato, tutto ciò di cui ho discorso per tutto il tempo della mia vita, è indissociabile da ciò che ho vissuto. Non ho inventato nulla, sono stato soltanto il segretario delle mie sensazioni.

Ciò che si può dire manca di realtà. Esiste e conta soltanto ciò che resta al di quà della parola.

La conversazione è feconda soltanto fra spiriti dediti a consolidare le loro perplessità.

La vecchiaia, in definitiva, non è che la punizione di essere vissuti.

La speranza è la forma normale del delirio.

Come attardarsi il giorno dopo su un'idea di cui ci si era occupati il giorno prima? Dopo qualunque notte, non si è più gli stessi, ed è una truffa recitare la farsa della continuità.

Si vive nel falso fino a che non si è sofferto. Ma quando si comincia a soffrire, si entra nel vero soltanto per impiangere il falso.

La timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi l'unica, di ogni ricchezza interiore.

A infatuarsi di cause perse, si arriva a pensare che lo siano tutte, e non ci si sbaglia completamente.

4 commenti:

  1. Viene spiegato a che pro serve la conoscenza se l'esistenza di qualsiasi individuo é una causa persa?

    Quando hai qualcosa che ti piace. Preferisci consumar la subito o assaporare un pezzo alla volta, talvolta temporeggiando?

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  2. Alla morale che l'esistenza ha lo stesso valore della non-esistenza (le cause, vinte o perse, fanno parte dell'esistenza, ma non sono l'esistenza!) ci si arriva solo dopo la conoscenza, e ormai si è a un livello tale che si prosegue per lo stesso principio di Socrate (Conoscere altro prima di morire). Insomma finchè non si arriva a un livello tale di dolore / sofferenza / crisi in cui la non-esistenza è effetivamente meglio dell'esistenza, vale la pena continuare per conoscere cose e persone :)

    Qualcosa che mi piace.. dipende se è un oggetto, un cibo, una creazione ;P Se è un cibo lo si consuma effettivamente, quindi meglio assaporarlo con calma per gustarlo bene bene prima che finisca, se è una musica allora non la si "consuma" realmente, ma la si ascolta in continuazione finchè non diventa parte integrante delle orecchie :U

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  3. Insomma una sorta di giro a 180°... ma la conoscenza è infinita... va beh, troppa filosofia (che odio).

    In effetti parlavo di qualcosa che viene consumato, o che comunque ha un termine per cui la sorpresa si esaurisce con l'utilizzo. Se vogliamo anche la musica esaurisce la sorpresa con l' ascolto, ammesso che si comprenda al primo colpo ogni parola e ogni significato.

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  4. è proprio per quello che la maggior parte della musica non mi dice niente, al primo ascolto già non mi dà alcuna sorpresa. Gli album migliori sono quelli che rivelano sempre nuovi suoni e significati anche dopo milioni di ascolti :U

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