2 agosto 2012

L'Inconveniente di Essere Nati, di Emil Cioran


Emil Cioran pubblica "L'inconveniente di Essere Nati" nel 1973, a 62 anni, 24 anni dopo il suo "Sommario di decomposizione", con una maggiore dimestichezza della lingua francese e una frammentazione dei concetti che avvicinano il libro a una raccolta di aforismi, brevi frammenti di un diario personale, ricordi e momenti sparsi, pensieri di una lunga vita fatta di continue conferme.

Ormai vecchio ma ancora vivo, Cioran scrive idee semplici e dirette, piccoli riassunti compressi di anni e anni di riflessione sulla sua condizione, su quella del mondo, su quella dell'uomo. Si nota una forte conoscenza delle religioni come spunti metafisici, una serenità data dalla sua comprensione del fine ultimo, nella sua fredda osservazione dell'esistenza che non tutti potrebbero comprendere.

In fondo "L'Inconveniente di Essere Nati" è tra i libri più accessibili di Emil Cioran, almeno dal punto di vista testuale. Perchè a partire dal titolo, il contenuto potrebbe sembrare un concentrato di pessimismo universale, una decadenza della vita in ogni suo istante, un testo che tanti non avrebbero voglia di leggere per la paura di scoprire nuove depressioni nella loro esistenza. Eppure nel suo profondo si può vedere proprio l'opposto, una esaltazione dell'ottimismo realista, una biografia fatta di attimi scelti consapevolmente, l'esplorazione di innumerevoli interessi che ne approvano la continuazione, almeno per coloro in cui questi concetti siano già stati assaporati con spirito, corpo e mente. Anche perchè, c'è sempre quella sensazione che non si prenda mai troppo sul serio, come è giusto che sia.

Come al solito, qui di seguito una raccolta di frasi e citazioni dal libro di Emil Cioran, per avere un'idea più chiara di quello che ha scritto in "L'Inconveniente di Essere Nati". Naturalmente potete recuperare il libro in prestito nella vostra biblioteca di fiducia. Buona lettura!

Aver commesso tutti i crimini, tranne quello di essere padre.

Quello che so a 60 anni lo sapevo altrettanto bene a 20. 40 anni di un lungo, superfluo lavoro di verifica...

Quando 2 persone si rivedono dopo molti anni, dovrebbero sedersi l'una di fronte all'altra e non dirsi niente per ore ed ore, affinchè con il favore del silenzio la consternazione possa assaporare sè stessa.

Con il passare degli anni diminuisce il numero di coloro con i quali ci si può capire. Quando non avremo più nessuno cui rivolgerci saremo finalmente quali eravamo prima di precipitare in un nome.

Passeggiavo a un'ora tarda in quel viale alberato, quando mi cadde davanti ai piedi una castagna. Il rumore che fece spaccandosi, l'eco che tale rumore suscitò in me, e un trasalimento sproporzionato rispetto a quell'incidente infimo, mi immersero nel miracolo, nell'ebbrezza del definitivo, come se non ci fossero più interrogativi ma solo risposte. Ero stordito da mille evidenze inattese, di cui non sapevo che fare... così per poco non attinsi al supremo. Ma giudicai preferibile continuare la passeggiata.

Se un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: "A cosa gli è servito nascere?", ora mi pongo lo stesso interrogativo davanti a ogni vivo.

In questo preciso istante nessun rimprovero mossomi dagli uomini o dagli dei potrebbe toccarmi: ho la coscienza in pace proprio come se non fossi mai esistito.

In certuni tutto, assolutamente tutto, dipende dalla fisiologia: il loro corpo è il loro pensiero, il loro pensiero è il loro corpo.

Mi intendo veramente bene con qualcuno soltanto allorchè questi ha raggiunto il fondo di sè stesso e non ha nè il desiderio nè la forza di riprestinare le sue illusioni abituali.

Le idee vengono camminando, diceva Nietzsche. Il camminare dissipa il pensiero, professava Sankara. Le 2 tesi sono ugualmente fondate, quindi ugualmente vere, e chiunque può accertarsene nello spazio di un'ora, talvolta di un minuto.

La sensazione di avere diecimila anni di ritardo, o di anticipo, sugli altri, di appartenere agli esordi o alla fine dell'umanità.

Meglio essere animale che uomo, insetto che animale, pianta che insetto e così via. La salvezza? Tutto ciò che assottiglia il regno della coscienza e ne compromette la supremazia

Ho tutti i difetti degli altri, eppure quello che fanno mi pare inconcepibile.

"Che cosa fai dalla mattina alla sera?" - "Mi subisco".

La passione per la musica è già da sola una confessione. Sappiamo di più su uno sconosciuto appassionato di musica che su qualcuno che alla musica è insensibile e che incontriamo ogni giorno.

Il caffè è frequentato dai vecchi che abitano nell'ospizio in fondo al paese. Stanno lì, con un bicchiere in mano, guardandosi senza parlare. Uno di loro si mette a raccontare non so cosa vorrebbe essere divertente. Nessuno lo ascolta, ad ogni modo nessuno ride. Tutti hanno sfacchinato lunghi anni per arrivare a questo. Un tempo, nelle campagne, li avrebbero soffocati sotto un cuscino. Formula saggia, perfezionata da ogni famiglia, e incomparabilmente più umana di quella di ammassarli, di rinchiuderli, per guarirli dalla noia con l'intontimento.

Si gira un film, la stessa scena viene ripetuta innumerevoli volte. Unpassante, chiaramente un provinciale, non se ne capacit: "Dopo aver visto questo, non andrò più al cinema". Si potrebbe reagire allo stesso modo di fronte a qualsiasi cosa di cui si siano intravisti i retroscena e di cui si sia colto il segreto.

Il giorno in cui lessi l'elenco pressapoco completo delle parole di cui dispone il sanscrito per designare l'assoluto, capii che avevo sbagliato strada, paese e idioma.

Tutto ciò vorrebbe essere profondo e sembra tale. Ma non appena ti riprendi, ti accorgi che è solo astruso, e che la distanza tra la profondità vera e la profondità simulata non è meno rilevante di quella fra una rivelazione e un'idea fissa.

Si teme l'avvenire solo se non si è certi di potersi uccidere quando si vuole.

Permettendo l'uomo, la natura ha commesso molto più che un errore di calcolo: ha commesso un attentato contro sè stessa.

Ho forse la faccia di uno che deve fare qualcosa quaggiù? - Ecco cosa avrei voglia di rispondere agli indiscreti che mi interrogano sulle mie attività.

Ascoltando il bollettino meteorologico, forte emozione a causa di "piogge sparse". Il che dimostra che la poesia è in noi e non nell'espressione, quantunque sparso sia un aggettivo capace di far nascere una certa vibrazione.

Non esiste sensazione falsa.

Non ho mai potuto capire quell'amico che, di ritorno dalla Lapponia, mi diceva l'oppressione che si prova quando non si incontra per giorni e giorni la minima traccia di uomo.

I vecchi, per mancanza di occupazioni, hanno l'aria di voler risolvere non si sa quali complicatissime cose e di dedicarvi tutte le capacità di cui ancora dispongono. Ecco forse la ragione per cui non si uccidono in massa, come dovrebbero fare se fossero un pochino meno impegnati.

Che la Trappa sia nata in Francia anzichè in Italia o in Spagna non è un caso. Gli spagnoli e gli italiani parlano in continuazione, d'accordo, ma non si ascoltano parlare, mentre il francese assapora la sua eloquenza, non dimentica mai che sta parlando, ne è cosciente al massimo grado. Solo lui poteva considerare il silenzio una prova e un'ascesi.

Le scimmie che vivono in gruppo estromettono, pare, quelle fra loro che in un modo o nell'altro hanno frequentato gli umani. Peccato che Swift non fosse al corrente di un particolare simile!

"Lei è contro tutto quello che è stato fatto a partire dall'ultima guerra" mi diceva una signora alla moda. "Lei sbaglia data. Sono contro tutto quello che è stato fatto a partire da Adamo".

Il vantaggio non trascurabile di aver molto odiato gli uomini è quello di giungere a sopportarli per esaurimento di quello stesso odio.

Perchè ricamare su ciò che esclude il commento? Un testo spiegato non è più un testo. Con l'idea si vive, non la si disarticola; si lotta con essa, non se ne descrivono le tappe. La storia della filosofia è la negazione della filosofia.

Se gli uomini danno l'illusione di essere liberi è a causa del linguaggio. Se facessero - senza una parola - quello che fanno, li si scambierebbe per robots. Parlando ingannano sè stessi, come ingannano gli altri: poichè annunciano quello che faranno, come si potrebbe mai pensare che non siano padroni dei loro atti?

Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o talaltro, quanto per quello di vomitarlo.

Alberi massacrati. Sorgono case. Facce, facce dappertutto. L'uomo si estende. L'uomo è in cancro della terra.

La lucidità non estirpa il desiderio di vivere, tutt'altro, rende solo inadatti alla vita.

L'incoscienza è il segreto, il "principio di vita" della vita. E' l'unico rifugio contro l'io, contro il male dell'individuazione, contro l'effetto debilitante dello stato di coscienza, stato così temibile, così difficile da affrontare, che dovrebbe essere riservato soltanto agli atleti.

Uno zoologo, che in Africa ha osservato da vicino i gorilla, si stupisce della uniformità della loro vita e della loro grande inoperosità. Ore ed ore senza far niente.. non conoscono dunque la noia? Questa domanda è tipica di un uomo, di una scimmia occupata. Lungi dal fuggire la monotonia, gli animali la cercano, e ciò che temono di più è che abbia fine. Perchè se ha fine è solo per essere sostituita dalla paura, causa di ogni affaccendarsi. L'inazione è divina. Tuttavia proprio contro essa l'uomo è insorto. Solo lui, nella natura, è incapace di sopportare la monotonia, solo lui vuole a ogni costo che succeda qualcosa, qualsiasi cosa. In tal modo si mostra indegno del suo antenato: il bisogno di novità è la caratteristica di un gorilla fuorviato.

Sono disposto a credere nel futuro dell'uomo, ma come riuscirci quando si è malgrado tutto in possesso delle proprie facoltà? Occorrerebbe il loro tracollo quasi totale, e ancora non basterebbe.

"Cos'hai, ma cos'hai dunque?" - Non ho niente, non ho niente, ho solo fatto un salto fuori del mio destino, e ora non so più verso che cosa voltarmi, verso che cosa correre...

2 commenti:

  1. Un tantino supponente (come al solito) ma decisamente più apprezzabile che negli altri due che hai descritto... forse perché lo trovo in qualche modo "comico".

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  2. Non so per Cioran, ma personalmente mi diverto un mondo a scrivere / dire robe esageratamente snob e supponenti, sopratutto con chi mi conosce bene... così a intuito, penso che anche per lui fosse un po' lo stesso, chissà ;U

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