10 giugno 2012

Come possiamo giudicare gli altri?

Chi può avere l'autorità per decidere la qualità di un'altra persona? Se trasportiamo la questione su un altro piano, diciamo la cucina, allora si potrebbe dire che un amante della pizza potrebbe quantificare la qualità di questo piatto a seconda della sua esperienza in merito: ha mangiato tante pizze, prepara la pizza in casa, conosce gli ingredienti migliori, i tempi di cottura, i differenti mix di gusto.

Ora, naturalmente possiamo dire che il gusto è una sensazione soggettiva, come lo è la simpatia o l'antipatia per le altre persone. Quindi diciamo che l'opinione sulla pizza o sulle persone è valida solamente per quel determinato individuo, ma eventualmente anche per altri con simili inclinazioni.

Chiaramente questo non vuol dire che la nostra classificazione delle persone o delle pizze sia errata o inutile. Se a noi una certa pizza non piace o se una persona ci pare poco interessante, magari altri non saranno d'accordo, ma per la nostra vita quella classificazione ha un suo peso specifico ben preciso. Questa opinione generale sul mondo ci influenza quindi sulle pizzerie da frequentare e sulle persone con cui dialogare.

Ci vogliono delle caratteristiche su cui fondare il nostro giudizio. Se con la pizza possiamo fare attenzione al sapore del sugo, la quantità di mozzarella o la morbidezza della pasta, per le persone possiamo classificare il loro livello umano secondo 2 caratteristiche: sensibilità e riflessività.

La sensibilità è quella capacità umana di carpire emozioni, con cui la persona assorbe tutto ciò che può essere considerato metafisico. Se prendiamo per mano una ragazza o un ragazzo, la sensibilità ci trasmette le suggestioni mentali provate in quel momento (che a loro volta sono la somma di tutte le esperienze mentali precedenti). In questo discorso non consideriamo quindi la sensibilità come sensazione fisica del tatto (sento di stare impugnando qualcosa).

La sensibilità di cui parliamo è anche l'empatia verso gli altri, l'accorgersi degli umori nell'aria senza che questi vengano espressi esplicitamente. E' il notare un certo comportamento, un cambio di voce, una serie di gesti, degli sguardi. Inconsciamente ci accorgiamo di queste discordanze nell'equilibrio interpersonale, ma con la sola sensibilità potremmo comunque non processarle in alcuna maniera. Potremmo sentire che c'è "qualcosa", ma non capire bene "cosa". La sensibilità assorbe spontaneamente la metafisicità, ma non la organizza direttamente in forma cosciente.

Il tipo di sensibilità umana che vogliamo usare come metro di paragone è anche l'attenzione artistica, per così dire, quella capacità di provare una gioia particolare mentre ascoltiamo una musica, vediamo un film, leggiamo un libro. E' la ricezione libera di segnali straordinari, immagini, suoni, parole, colori, che percepiamo con un piacere superiore alla norma.

Questa sensibilità utile alla classificazione è una specie di competenza interiore ancestrale che invia sensazioni molteplici e caotiche al nostra mente, ma senza un'analisi dei dati ricevuti. Per incanalare queste informazioni emotive, è necessaria una cera riflessività, appunto.

Per riflessività intendiamo la capacità umana di analizzare tutte le sensazioni percepite consciamente e inconsciamente, sui cui costruire una deduzione su ciò che esiste oltre al nostro ego, deduzione che può essere più o meno complessa a seconda dei casi. E' la capacità di osservare attentamente il mondo esterno attraverso il suo assorbimento interiore.

La riflessività di cui parliamo è la classica introspezione, ma rivolta su molteplici assi paralleli. E' guardare il mondo e gli altri attraverso uno specchio, che riflette la realtà e noi stessi all'interno di questa realtà. Quindi osservare dall'esterno, pur rimanendo all'interno. Riflessitività è quella caratteristica che ci permette di capire attentamente quello che ci accade attorno, in maniera razionale ma non distaccata, oltre le abitudini, le influenze, i gruppo sociali, le credenze, le paure. Riflessività è anche il desiderio vitale di accumulare interessi, informazioni, cultura, conoscenza, dialoghi, tanti dati che naturalmente sarebbero asettici senza una certa sensibilità.

Mozzarella e pomodoro, sensibilità e riflessività. A questo punto? Come possiamo giudicare gli altri? Lo facciamo, molto semplicemente, individuando il loro livello di sensibilità e riflessività. Se una persona è più o meno sensibile e riflessiva rispetto alla norma, noi la consideriamo di un certo livello e la classifichiamo di conseguenza.

In futuro ci preserviamo il diritto di espandere ulteriormente, modificare concetti, eliminare parole di questo discorso che abbiamo tentato di organizzare in qualche modo.

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4 commenti:

  1. Insomma un metodo scientifico basato sull'induzione :
    http://it.wikipedia.org/wiki/Induzione

    Io ti consiglierei di modificare il concetto di "cera" riflessività dell'8° paragrafo, ultima riga. ;P

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  2. Io non disdegno alcuna pizza; in base al mio umore ne scelgo una. ;)

    Con le persone invece sono selettiva.. più che criticarle, le scelgo egoisticamente in base al punto di contatto che potrebbero avere con me.
    Di quelle che "scarto" non mi interessa molto, non le considero troppo e non le critico.. :p

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  3. Giudicare è essenziale perchè la vita umana è limitata. Se fossimo tutti eterni e immortali potremmo avere il lusso di non trarre conclusioni su cose e persone ma di provare e riprovare all'infinito finchè quella determinata cosa o persona non risulta soddisfacente.

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  4. @Clyo: secondo me induzione + deduzione = ottimale. Urgh, adesso correggo :P

    @Nyu: io le pizze senza mozzarella non le comprendo, il buono è averle ricoperte di formaggio :Q Sicuramente è un'ottima scelta quella di non considerare le persone a noi non compatibili, anche se da me le critiche escono spontaneamente anche non volendo ;P

    @Acalia: mmmh, non so, secondo me con l'eternità sarebbe anche peggio, avendo molto più tempo per affinare i propri gusti in fatto di pizze e persone, poi faremmo ancora più in fretta a classificare quelle che ci troviamo davanti. Anche volendo modificare una pizza o persona, potrebbero esserci dei limiti che non lo permettono

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