11 maggio 2012

Assalto a un Tempo Devastato e Vile, di Giuseppe Genna


"Assalto a un Tempo Devastato e Vile" è un libro di Giuseppe Genna, pubblicato nel 2001. L'ho recuperato in biblioteca dopo averlo scoperto su Anobii, mi piaceva il titolo. Dai commenti si diceva che fosse un misto fra romanzo e saggio, dagli argomenti che puzzavano di roba che avrei potuto trovare interessante.

La descrizione pseudo-intellettuale che si trova sul retro di copertina e nei negozi di libri online, dice che le pagine raccontano "...la degradazione delle periferie, l'impoverimento economico, il crollo della solidarietà e delle regole di convivenza, e soprattutto la desertificazione etica e spirituale di un intero popolo visti dalla lente deformante di una Milano fredda e inumana sono pugni nello stomaco difficilmente dimenticabili. Ma anche i racconti autobiografici, le riflessioni sulla letteratura, sulla religione, sui più scottanti temi politici e sociali, fanno di Assalto una bussola e un compagno di viaggio per tempi sempre più incerti."

Poteva essere un libro scontato e poco illuminato, iniziato con diffidenza, la prima parte sembra davvero un romanzo sulla Milano di periferia, sporca nei luoghi e nelle persone, ma poi il tutto si evolve, compaiono pensieri situazionisti, immaginari quasi-fantascientifici, surreali, a volte mistici. "Assalto a un Tempo Devastato e Vile" mi è piaciuto, tanto.

Ci sono citazioni da Pasolini e Guy Debord e decine di altri che nelle mie mancanze culturali, non riesco a cogliere. Me lo sono letto in metro, e sul treno, di solito sul treno gioco, ma faticavo a smettere. Adesso devo prendermi un'altro libro, perchè l'ho già finito. Prima lo rileggo comunque. C'è anche una "Versione 3.0" pubblicata nel 2010 con alcune parti aggiuntive, ma alla mia biblioteca di fiducia, non lo avevano. Pazienza.

Per intuire meglio quali argomenti vengono trattati in "Assalto a un Tempo Devastato e Vile", vi lascio alcune citazioni qui sotto, poi se vi ispirano, andate a prenderlo alla biblioteca più vicina, oppure compratelo su IBS o Amazon IT. Buona lettura.


Ora, quando giro l'Italia nelle sue devastanti periferie urbane, quando la trapasso nei paesini delle cinture degli hinterland fumigosi, nella nebbia pesante che puzza di letame chimico, o quando entro nelle latterie dove si parla della tris bevendo Campari - io tasto il polso a una morte avvenuta che si è tradotta in una vita più sterile, automatica, indecente.

Incominciavo ad abituarmi all'odore di umano degli autobus milanesi. Da quando era diventato inarrestabile il flusso di clandestini in città, la 90 e la 91 erano diventati il loro rifugio, e all'odore della gomma vecchia e crepata delle guarnizioni, e a quello sintetico e strinato dell'alluminio e della plastica della maniglie, era subentrato quel sentore di muffa e sudore, che faceva male alle narici e saliva quasi al cervello, dell'uomo che è sporco.

Straripando, il tempo mi si è fermato ad allora, mi ha reso immune per sempre dagli attacchi dei futuri accadimenti. Nelle lacrime degli amanti che hanno compiuto il proprio compito si raddensa quanto di più caro e dolce concedono agli uomini gli dei.

Io stesso per fare più luce nella stanza da letto, ho aperto le persiane di una finestra rimasta chiusa per 20 anni. Ho lacerato il telo verde che si frapponeva tra il vetro e le persiane. Sono venuti giù i ragni. Negli infissi c'erano ammassi setosi bianchi, che erano i bozzoli di ragni robusti e chiari. Ho dovuto inondare la finestra di insetticida. La lotta contro gli insetti conserva qualcosa di più profondo di quanto si supponga, e che deve essere ancora adeguatamente investigato.

Se vuoi che ti ascoltino, parla dei loro miti. Anzi no. Ti frega che ti ascoltino?

Cosa significa questo mondo esausto. C'è il crepitio elettrico dei pali della luce fuori, dietro il clacson che si allarga dalla macchina posteriore alla macchina anteriore, onde radar di avviso pericolo. Ho voglia di lavorare? Ho voglia di vedere i preti? Stridendo, Bruno fa l'inversione, torna verso Milano, appena rispondo: "No".

Quando entro nei supermercati illuminati, dove tutto è esposto in scaffalature, dove la gente che già sembra oscura per il contatto materiale che ha con la merce sistema carrellate di prodotti, io penso al cono d'ombra che si stende dietro le margarine, gli shampoo, le latte di conserva. Tutto quanto è inanimato, inerte, disponibile e alla mano ha chiesto il saldo di un'inerzia più dolorosa e sofferta, fatta dei calli interiori di animali grossolani.

Pezzi di merda... inutilmente gonfi d'odio, lanciamo anatemi d'acido su un mondo iniquo, sulle grandi pianure vuote di esistenza false, votate all'ultimo giorno come a una disperata uscita, come a una dimenticanza difficile da guadagnare.

Il segreto domina questo mondo, in primo luogo come segreto del dominio. Dalle reti di promozione-controllo si passa impercettibilmente a quelle di sorveglianza-disinformazione. Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo.

L'incensamento di entrambi i protagonisti di questa ingloriosa messa in scena, ora, non è tragico soltanto perchè una tragedia necessita di un pubblico che ne colga il dramma. E oggi, seppur il pubblico sia ovunque, nessuno è stato educato ad avvertire il dramma.

Io non credo a nulla, perciò tutto è possibile per me. La falsa vita, con cui hanno creduto di nascondermi l'autentica sopravvivenza colla quale devo fare i conti quotidianamente, non esercita alcun fascino nè credito su di me. Sono disposto ad abbandonarla subito, purchè mi venga garantita la possibilità di sputare in faccia ai Maggiordomi di ogni latidutine ed estrazione. [...] Non voglio lavorare ad altro se non alla costruzione di stati estremi di fedeltà a me stesso, al mondo che sogno e alle persone che amo.

Allora per rifarmi ho indicato, una per una, tutte le telecamere che monitorano Milano lungo il percorso della manifestazione, la gente mi pigliava per matto, io mi voltavo per aria, con l'indice teso, una per una, le ho indicate tutte.

Quando si è soli, il pranzo e la cena diventano non soltanto uno squallore, ma se possibile, una bestemmia. Chi vive solo da molto tempo conosce questo retrogusto di colpa e livore che ha il pasto consumato in solitudine: poichè il mangiare è uno dei pochi atti radicalmente comunitari e deglutire senza compagnia significa perpetrare un insulto a tutti gli uomini e, in fondo, a se stessi. Per questo motivo, spesso, il pasto dell'uomo solo è povero: di attenzioni, di calorie, di portate. La tavola è disadorna, il tempo di degustazione è minimo.

Oggi qualunque parola che non sia rivoluzionaria è inutile. Oggi qualunque parola che non sia reazionaria è superflua. Oggi il cretino è la figura sociale più necessaria che ci sia. Che "i rivoluzionari sono dei cretini" è una vecchia verità, che oggi acquisisce valore soltanto dal suo rovesciamento: poichè oggi solo i cretini sono rivoluzionari e soltando gli idioti praticano la corretta resistenza.

La sincronicità ci sorprende. Essa annulla il tempo e lo spazio. La coincidenza è una legge che si applica a distanza di luogo o dopo 2 anni o dopo una vita. La sua forbice è in grado di tagliare pochi giorni o lo spazio intero della storia umana.

Alle 20.47 il Garella è uscito di casa e si è diretto in centro a piedi. Andatura sostenuta. All'altezza di corso vittorio emanuale è entrato in una libreria. Ne è uscito con due sporte colme di libri, di cui non si è riusciti a identificare i titoli. E' tornato a casa, sempre a piedi. La luce della sala è rimasta accesa tutta la notte.

Ho capito... ho concluso... tutto molto chiaro... senza il grande stimolo arretra, non ne può più... è lo spirito.... si focalizza in quei momenti... sono punti... luminosi...

Sottrarre la paura non permette soltanto di affrancarsi dal dolore, dalla morale e, quindi, da ogni forma di coscienza tradizionalmente conosciuta. Comprendo bene che i confini si sono allargati, e afferro il senso di quanto ho dovuto esplorare come oggettivo e che, infine, non saprete se è oggettivo o meno: poichè sono soltanto io ad averlo sperimentato.

Una geografia immensa grava su di noi, ma è prossima a noi e grava sopratutto dall'interno. Non credo che quanto comprendo ora sia definitivo. Ho parecchie ore per incrementare il grado di esplorazione di questo territorio, che non è infinito, come ben comprende chi varchi un simile meridiano zero. Non è nella coscienza, non è nella conoscenza, non sta dentro nè fuori dell'uomo e, certamente, dio non esiste nelle forme suggerite o immaginate, ma, contemporaneamente, in tutte quest e non. State in guardia, poichè l'uomo è un animale temibile che ancora non è chiaro come addomesticare.

Nella grande colonizzazione dell'umano che è in atto, possedere significa questo: dimenticare, non accorgersi della presenza di un oggetto, mentre l'oggetto è presente. Ovviamente, le cose non stanno così.

Poi morì. Come i filamenti di tungsteno. Si. La metafora stupida che avrei usato. Hai ragione.

Io conosco l'esanime struggimento di chi non riesce a esaurire questo gioco meraviglioso e impossibile e che spera, talvolta, che una forza oscura attraversi il suo corpo e lo trasporti, una volta di più, in storie che non conosceva e in luoghi che ancora non aveva amato.

Non capiscono le mie parole segrete, non le capiscono, appena le ascoltano già le hanno dimenticate, è incredibile.

Tutto lì. Tutto lì compresso, non ci sta più nulla, ammassato, scordato, amato, finito. Non ci sta più nulla. Sono stanco. Vidi una volta un albero e credevo che fosse l'essere intero.

Non so come dire, infatti non lo dico.

Una donna, nel letto, una notte, la vedevo accanto a me, estranea, mi sembrava che la sua pelle fosse come quella del pollo sotto cellophane al Pam. Mi sono stancato di chiedere, immolando tutto a una vita seconda e segreta che scorre nei codici occulti di formule che continuo a ripetere annoiandomi.

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