13 aprile 2012

Breviario del Caos di Albert Caraco


Albert Caraco è stato un filosofo e scrittore francese, vissuto tra il 1919 e il 1971, di cui pochi libri sono stati tradotti in italiano o inglese. Fra questi, troviamo "Bréviaire du chaos" - "Breviario del Caos", un breve saggio di 100 pagine pubblicato postumo nel 1982, in cui possiamo leggere il suo più profondo amore per l'essere umano, o per meglio dire per le potenzialità umane, amore che causa in Caraco una forte tristezza per l'incapacità della persona media di raggiungere una vera sensibilità o riflessione.

Breviario del Caos è un pianto disperato verso l'uomo che non è in grado di essere, incapace di sfruttare le sue facoltà intellettive ed emotive, un uomo che distrugge il mondo e sè stesso. La lucida osservazione di Caraco lo porta quindi a rinnegare questo finto-uomo medio, che nulla dimostra delle sue potenzialità, impegnato a sovra-popolare un mondo senza le risorse necessarie per il benessere di tutti.

Le parole di Albert Caraco possono quindi sembrare crudeli per un lettore poco attento, che non riesce a comprendere tutto l'amore da cui nascono tali pensieri. Possiamo rilegare questo saggio come il testo di un nichilista, un misantropo. Ma è proprio una iper-filantropia, l'ammirazione per le più meravigliose facoltà umane, a creare una profonda delusione negli altri, la consapevolezza nel terribile destino che aspetta la nostra società.


Potete leggere "Bréviaire du chaos" in francese scaricando la versione PDF dal sito della traduzione inglese (rimasta incompleta), oppure prendere in prestito "Breviario del Caos" in italiano dalla vostra biblioteca di fiducia. Qui sotto citazioni e frasi tratte dal saggio, per farvi un'idea più precisa degli argomenti trattati. Buona lettura.
Noi, che non  ci contentiamo di parole, acconsentiamo a scomparire e siamo lieti di acconsentire, non abbiamo scelto di nascere e ci riteniamo fortunati a non sopravvivere in nessun luogo a questa vita, che ci fu imposta più che donata, vita piena di affanni e dolori, dalle gioie discutibili o mediocri. [...]

Gli uomini sono al tempo stesso liberi e legati, più liberi di quanto non desiderino, più legati di quanto non avvertano, giacchè la massa dei mortali è fatta di sonnambuli, e all'ordine non conviene mai che escano dal sonno, perchè diventerebbero ingovernabili. [...]

I nostri padroni sono sempre stati nostri nemici e ora più che mai, più che mai i nostri padroni sono fallibili, perchè è colpa loro se siamo così numerosi, da secoli, da millenni vogliono che i subalterni si moltiplichino, per fargli sgobbare e portarli alla morte. Anche oggi che il mondo scoppie a agli uomini manca la terra, il loro sogno è costruire case di cinquanta piani e industrializzare l'ecumene [...]

Un giorno berremo l'acqua dei poli, dove le banchise provvederanno alle nostre necessità; un giorno trasformeremo qualsiasi cosa in cibo succulento; un giorno i cumuli di rifiuti sprofonderanno nelle viscere della terra dopo essere stati ammassati lungo le faglie, in fondo agli oceani; un giorno non dovremo più lavorare per vivere, e passeremo il tempo a distrarci; un giorno colonizzeremo, uno dopo l'altro, tutti i pianeti. Queste scempiaggini vengono pubblicate nel momento in cui tre quarti dell'umanità vivono peggio dei cani o dei nostri gatti, senz'alcuna speranza di uscire dall'abiezione [...]

La natura del mondo è l'assoluta indifferenza e dovere del filosofo è quanto meno essere simile alla natura del mondo, continuando a essere l'uomo che non potrà smettere di essere: la coerenza, la misura e l'obiettività hanno questo prezzo. [...]

Noi intravediamo quello che ci attende e regoliamo la nostra condotta in base a quello che gli occhi ci insegnano, avvertendo altresì che i mortali, per la maggior parte, non capiscono nulla ed escono dal loro sogno solo per piombare nella disperazione, poichè non hanno altra legge se non quella di subire ciò che non comprendono. [...]

I nostri discendenti, ridotti a una qualche infima porzione dell'umanità attuale, erediteranno un mondo devastato, la cui bellezza sarà solo un ricordo, impiegheranno secoli a restaurarlo, limiteranno le nascite per dar respiro al suolo e lasciar purificare le acque [...]

Giacchè la società non è nulla, essa è una forma che ha per contenuto la massa di perdizione, è la mischia dei sonnambuli spermatici, qualcosa di infinitamente spregevole che il filosofo non prenderà affatto in considerazione. [...]

La catastrofe è necessaria, la catastrofe è desiderabile, la catastrofe è legittima, la catastrofe è provvidenziale, il mondo non si rinnova a minor prezzo, e se non si rinnova dovrà scomparire con gli uomini che lo infettanop. Gli uomini si sono diffusi nell'universo come una lebbra, e più si moltiplicano più lo snaturano, essi credono di servire i propri dèi divenendo sempre più numerosi, i bottegai e i preti approvano la loro fecondità, gli uni perchè essa li arricchisce, gli altri, invece, perchè li accredita. [...]

L'unico rimedio alla miseria consiste nella sterilità dei miserabili, ma l'ordine per la morte, l'ordine dei bottegai e dei preti, ci vieta persino di parlarne. [...]

Non potremo cambiare le nostre città se non distruggendole, fosse pure insieme agli uomini che le popolano, e verrà il giorno in cui plaudiremo a quest'olocausto. [...] Noi vogliamo restaurare e perciò progettiamo di distruggere, vogliamo ritrovare un'armonia e perciò armiamo il caos del nostro amore, vogliamo rinnovare tutto e perciò non risparmieremo più nulla. Giacchè se i viventi scelgono di essere insetti e di pullulare nelle tenebre, nel frastuono e nel tanfo, noi siamo qui per impedirglielo e salvare l'Uomo sterminandoli. [...]

Il mondo è brutto e lo sarà sempre di più, le foreste cadono sotto la scure, le città dilagano inghiottendo ogni cosa e dappertutto i deserti si espandono, anche i deserti sono opera dell'uomo, la morte della terra è l'ombra che gettano a distanza le città, e ora vi si aggiunge la morte dell'acqua, poi sarà la morte dell'aria, ma il quarto elemento, il fuoco, rimarrà perchè gli altri siano vendicati, è per opera del fuoco che noi moriremo a nostra volta. [...]

Nei paesi in cui regna la censura ci si affanna a negare l'evidenza; nei paesi in cui è stata abolita si dice qualsiasi cosa: la differenza appare impercettibile, giacchè mentire o perdersi è lo stesso, e si suppone che chi mente andrà a raggiungere un giorno o l'altro chi si è perduto. [...]

Noi odiamo un mondo pieno di insetti e chi ci assicura che sono uomini mente: la massa di perdizione non è mai stata costituita da uomini, ma da reprobi, e perchè mai un automa spermatico dovrebbe essere il mio prossimo? Se il mio prossimo deve essere questo, allora dico che non esiste e che è mio dovere non assomigliarli in nulla. [...]

Nel momento in cui ognuno ha ragione, tutto è perduto, poichè tutto diventa sia lecito sia possibile, è il momento tragico per eccellenza ed è quello in cui ci troviamo. Siamo in mezzo a uomini in buona fede che moriranno per la loro causa fieri di immolarsi, noi sappiamo che nella maggioranza dei casi la loro causa è un malinteso, ma non serve a nulla informarli, si rifiuteranno di darci ascolto, e tanto più quanto essa racchiude le loro ragioni di vita. [...]

Io non sono anarchico più di quanto non sia un uomo d'ordine, le due categorie mi fanno egualmente orrore e mi pongo al di sopra della loro disputa, metto fine all'alternativa assegnando un nuovo asse alla legalità [...]

Ai padroni occorrono schiavi, più numerosi sono gli schiavi e più i padroni si arricchiscono, ogni mezzo è buono purchè le donne siano feconde e nascano bambini, lo spopolamento sarebbe la loro rovina, preferiscono che l'universo scoppi, l'arrestarsi del movimento - che salverebbe il mondo - avrebbe luogo a loro danno. [...]

Siamo condannati, e quelli di noi che lo sanno non possono più farsi ascoltare, e anche se potessero, preferirebbero mantenere il silenzio. A che serve ormai predicare ai sordi e disilludere i ciechi? [...]

Se la gente non sperasse più in nulla e non credesse in nulla, si rifiuterebbe subito di moltiplicare il suo seme, e i nostri problemi sarebbero risolti in una o due generazioni, con lo spopolamento universale. Quello che qui affermo non sono il solo a sostenerlo, ma se ve ne sono altri che la pensano come me, quanti oserebbero scriverlo, o meglio: professarlo dall'alto di una cattedra, spingendosi al punto di gridarlo ai quattro venti? [...]

I giovani non possono più salvare il mondo, il mondo non può essere più salvato, l'idea di salvezza è semplicemente un'idea sbagliata, e noi dobbiamo pagare i nostri innumerevoli errori, è troppo tardi per riparare ad alcunchè, il tempo delle riparazioni è finito. I più fortunati moriranno combattendo e i più miserabili stipati negli scantinati o accoppiandosi tra le fiamme, per ingannare l'agonia con l'orgasmo. [...]

14 commenti:

  1. Se la gente non sperasse più in nulla e non credesse in nulla...come potrebbe scrivere queste cose?
    Scrivere è comunicare, è proprio in quest'atto che si rivela l'amore per l'umanità e la speranza.

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  2. Se la gente fosse più realista, consapevole, sensibile, allora non ci sarebbe questo tipo di delusione o preoccupazione e neanche il bisogno di scrivere saggi su questo argomento... si scriverebbero più poesie, canzoni, racconti ;P

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  3. Non puoi descrivere una cosa bella se non ne vivi una brutta.

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  4. Dici? mmmh, concetto interessante, devo ragionarci sopra... forse la risposta sta nel, "dipende cosa si intende per cosa brutta". Ad esempio, se vivo sempre cose belle, quelle più belle renderanno le altre meno belle, e quindi "brutte"? Quindi non si può vivere senza il brutto, effettivamente :P

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  5. Esatto... ma ricordati che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili, caro Candido. ;P

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  6. IlPastoreDiNecromanti18 aprile 2012 09:44

    Migliore dei mondi possibile? Mhmm...
    ok vi faccio una piccola lezione di buddhismo: dei vari mondi celesti e infernali, il mondo degli uomini è considerato quello con più libertà,proprio perchè siamo liberi di provare sia emozioni piacevoli che dolorose.

    Troppo generico?
    ok, scendiamo più in profondità.
    Possiamo dire che senza una coppia
    (in questo caso di emozioni) non potremmo riconoscere le differenze dell'una dall'altra.Mi spiego meglio, se esistesse un solo tipo di emozione, questa non avrebbe nemmeno un nome nella nostra lingua, poichè manca l'opposto attraverso la quale posso riconoscerne la diversità;quindi senza un qualcosa chiamato dolore non posso riconoscere i punti divergenti da un'altra emozione (più piacevole) chiamata gioia.

    Troppo generico?
    Potremmo ora analizzare il perchè dovremmo necessitare solo di emozioni positive,quelle negative non sono altrettanto valide? Se sfumiamo i contorni di un'emozione riuscimo a capire se è buona o cattiva?

    A volte parlare di qualcosa rischia di banalizzare quel concetto.Certe volte è meglio contemplare le idee nell'Iperuranio stando zitti...

    Non ho ri-controllato quello che ho scritto, perchè devo correre all'università;magari ho scritto boiate ma è stato just for fun

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  7. Vedi, Pastore, intendevo più o meno quello che hai detto e anche Pixel penso abbia capito che non ci sono termini comparativi ogni cosa diventa insulsa.(la faccio breve perché non so nulla di buddhismo, perdonate l'ignoranza)
    "Il migliore dei mondi possibili" era una citazione dal Candido di Voltaire... è comunque un argomento che si andrebbe a ramificare in molti altri concetti e bla bla bla... Tornando a cose futili:
    Hai trovato "chi pensavi che io fossi" all'università? ;)

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  8. Sempre e solo just for fun, o just for the lulz, sarebbe una noia altrimenti

    Non mi convince molto l'ipotesi che senza un "contrario" non si possa nominare qualcosa (emozione o altro), ci vorrebbe un bell'esempio o spiegazione del perchè la penso così, ma io invece devo correre a dormire, quindi ci ragiono domani con calma e magari cambio anche idea :U

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  9. IlPastoreDiNecromanti19 aprile 2012 19:37

    Ok, ammetto che la parte sul "nominare qualcosa" doveva essere funzionale alla comprensione, ma non è stato funzionale per niente ed è diventato tutto un pastrocchio di cose già dette :P

    XClyo:Sì,l'ho trovata,anzi,la conoscevo già.Ti spiego pure cosa è successo: sono tornato a casa dopo aver fatto inglese all'uni, dove una che conoscevo quel giorno non c'era. Leggo sul blog il tuo commento "non ho fatto inglese"(o qualcosa di simile...)-1°campanellino che risuona in testa- Vedo sul tuo profilo la scritta
    Torino - 2° campanello- Ho pensato subito "vuoi vedere che è lei?", invece no... (=_=)
    Piccola nota: faccio inglese come terza lingua, troppo facile sennò... ;P

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  10. A me prima del tuo commento era venuto in mente l'esempio dell'albero che cade e non c'è nessuno a sentirlo non fa rumore, e credo che alla fine qualcosa c'entri.

    Strane coincidenze di Torino, ma dalla tua idea sembra che ci abitino 20 persone e si conoscano tutti. Io pensavo conoscessi l'altra Clyo: forse in quello si, siamo in due in tutta Torino :)

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  11. E in fondo a tutto, direi, in ogni caso, anche se tutto andrà male, abbiamo sempre una soluzione finale. E comunque, meglio imparare ad allevare i polli e far crescere le patate

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  12. IlPastoreDiNecromanti, scrivi in una maniera dannatamente familiare.

    Sarai mica darkthrone, bowser, IlSignoreDeiGufiAlati & company dell'ormai unto e defunto Iced Tears? O meglio, Riccardo Barone per intendersi? :D

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  13. ... O forse la sua amichetta veneziana?

    Ciao Sibilla! Fatti sentire eh :D

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  14. Evviva gli incontri fortuiti o casuali!

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