22 luglio 2011

Trattato di saper vivere ad uso delle giovani generazioni di Raoul Vaneigem



L'internazionale situazionista è stato quel gruppo di individui che hanno teorizzato il mio pensiero prima che io nascessi. Il mio pensiero, ma meno estremista forse, e scritto molto meglio di quanto io possa pensarne. Un pensiero di vita basato sull'arte della rivoluzione personale quotidiana, sulla contestazione degli ambienti imposti, sull'arma del détournement di significati, sulla creazione di situazioni contro l'alienazione del moderno. I situazionisti la sapevano lunga, tanto che quando i loro concetti cominciarono a essere recuperati da altri gruppi che non ne capivano realmente il significato (aka i movimenti studenteschi / operai del '68) loro si incazzarono un poco e decisero di bannare tutti e smetterla di fare i situazionisti. Nel 1972 si sciolsero definitivamente. Come si fa a non amarli?

Raoul Vaneigem era uno di questi situazionisti, che nel 1967 scrisse "Traité de savoir-vivre à l'usage des jeunes générations" tradotto in italiano "Trattato di saper vivere ad uso delle giovani generazioni" ma conosciuto amichevolmente come "The Revolution of Everyday Life". Libro scritto completamente in copyleft, ovvero nessuno può pretendere dei diritti sull'opera, deve circolare liberamente senza scopo di lucro. Tanto che se avete voglia, potete leggervi gratuitamente tutto il libro in inglese qui. Io invece ne ho recuperata una copia in biblioteca, mi sa che qualche editore ne ha approfittato. E vabhe, è più comodo da leggere in cartaceo.

Ok, e quindi? E quindi niente, vi copio parti del libro, così se vi interessano i concetti che esprime, lo recuperate anche voi e lo leggete quando non avete di meglio da fare. Ma leggete qui sotto solo se avete il tempo necessario e l'attenzione per osservare oltre le parole. Altrimenti la vostra occhiata veloce, non sarà di nessuna utilità.



I pensatori si interrogano: "Degli uomini sotto l'armadio! Come si sono cacciati là sotto?". E tuttavia, ci si sono cacciati. Che poi se qualcuno viene a dimostrare in nome dell'obbiettività che non si può venire a capo di un tale fardello, ognuna delle sue frasi, ognuna delle sue parole aumenta il peso dell'armadio, di questo oggetto che egli intende rappresentare con l'universalità della sua "coscienza obiettiva".

Tra chi possiede molto e chi possiede poco, ma sempre di più, la distanza non è cambiata, ma i gradi intermedi si sono moltiplicati, in qualche modo avvicinando gli estremi, dirigenti e diretti, a uno stesso centro di mediocrità. Essere ricchi si riduce oggi a possedere un gran numero di oggetti poveri.

Nessuna rivoluzione sarà ormai degna di questo nome se non implica almeno l'eliminazione radicale di ogni gerarchia.

Una uguale carenza pesa sulle civiltà non industriali, dove si muore ancora di fame, e le civiltà automatizzate, dove già si muore di noia. Ogni paradiso è artificiale. Ricca malgrado i tabù e i riti, la vita di un trobriandese è alla mercè di una epidemia di vaiolo; povera malgrado il comfort, la vita di uno svedese è alla mercè del suicidio e del male di sopravvivere.

Il velo dei rapporti umani avviluppa instricabilmente il dominio naturale. Ciò che oggi si chiama "naturale" è tanto artificiale quanto il fondotinta "naturale" dei profumieri. [...] La natura non è da ritrovare, la natura è da rifare, da ricostruire.

Purtroppo, senza unità, niente qualitativo! La democrazia trionfa con l'atomizzazione sociale. La democrazia è il potere limitato del più gran numero e il potere del più gran numero limitato.

Il punto di resistenza è l'osservatorio della soggettività. Per identiche ragioni, la mia conoscenza del mondo non esiste in modo valido che nel momento in cui lo trasformo.

La forma pura che si aggira nello spazio sociale è il volto discernibile della morte degli uomini. E' la nevrosi prima della necrosi, il male di sopravvivere che si estende man mano che al vissuto si sostituiscono delle immagini, delle forme, degli oggetti, che la mediazioni alienata tramuta il vissuto in cosa, lo madreporizza. E' un uomo o un albero o una pietra ... profetizza Lautrèamont.

L'umanità non ha mai mancato di ragioni per far rinunciare all'umano. A tal punto che esiste in alcuni un vero riflesso di sottomissione, una paura irragionevole della libertà, un masochismo onnipresente nella vita quotidiana. Con quale amara felicità si abbandona un desiderio, una passione, la parte essenziale di sè. Con quale passività, con quale inerzia si accetta di vivere per qualche cosa, di agire per qualche cosa, dove la parola "cosa" prevale con il suo peso morto dappertutto. Poichè non è facile essere sè, si abdica allegramente; al primo pretesto che capita, l'amore dei figli, della lettura, dei carciofi.

La rivoluzione si fa tutti i giorni contro i rivoluzionari specializzati, una rivoluzione senza nome, come tutto ciò che emana dal vissuto, preparando, nella clandestinità quotidiana dei gesti e dei sogni, la sua coerenza esplosiva. [...] I miei gesti incompiuti mi assillano, e non l'avvenire della razza umana, nè lo stato del mondo nell'anno 2000, nè il futuro condizionale, nè i procioni lavatori dell'astratto.

La beffa consiste nel trasformare gli spettatori del vuoto culturale e ideologico nei suoi organizzatori; nel riempire l'inanità dello spettacolo con la partecipazione obbligatoria dello spettatore, dell'agente passivo per eccellenza. L'happening e i suoi derivati hanno qualche probabilità di giungere a fornire alla società di schiavi senza padroni, che i cibernetici ci preparano, lo spettacolo senza spettatori che essa richiede.

La passione del gioco cessa di essere alienante se colui che vi si dedica ricerca il gioco nella totalità della vita: nell'amore, nel pensiero, nella costruzione delle situazioni.

Lo spettacolo è un museo delle immagini, un magazzino di ombre cinesi. Esso è anche un teatro sperimentale. L'uomo-consumatore si lascia condizionare dagli stereotipi sui quali modella i suoi diversi comportamenti.

L'immagine, la foto, lo stile, costruiti e coordinati secondo delle tecniche combinatorie, costituiscono una sorta di distributore automatico di spiegazioni confezionate e di sentimenti controllati: lo strangolatore, il principe di Galles, Luison Bobet, Brigitte Bardot, Mauriac, divorziano, fanno l'amore, pensano e si puliscono il naso per migliaia (milioni?) di persone.

Un uomo di 35 anni. Ogni mattina prenda la macchina, entra in ufficio, ordina delle schede, lascia il lavoro, beve 2 Ricard, rientra a casa, ritrova la sua donna, abbraccia i bambini, mangia una bistecca con un sottofondo di TV, si corica, fa l'amore, si addormenta. Chi riduce la vita di un uomo a una tal pietosa serie di clichès?

Restano gli irrecuperabili, quelli che rifiutano i ruoli, quelli che elaborano la teoria e la pratica di questo rifiuto. E' indubitabilmente dal disadattamento alla società dello spettacolo che verrà una nuova poesia del vissuto, una reinvenzione della vita.

Perchè si fondi veramente sul vissuto, bisogna che il pensiero sia libero. Basta pensare altro nel senso dello stesso. Mentre tu ti fai, sogna di un altro te stesso che, un giorno, ti farà a sua volta. Così mi appare la spontaneità. La più alta coscienza dell'io inseparabile dal mondo e dall'io.

Ciò che differenzia il bambino dall'animale dipende dal fatto che il bambino possiede il senso della trasformazione del mondo, vale a dire la poesia, a un grado illimitato. [...] E quando i bambini accedono infine alle tecniche, essi hanno ormai, sotto il peso delle costrizioni, perduto nella maturità ciò che faceva la superiorità della loro infanzia.

Chi non se ne ricorda? Le solitudini infantili si aprivano sulle immensità primitive, tutte le bacchette erano magiche. Poi ci si è dovuti adattare, divenire sociali e socievoli. La solitudine si è spopolata, i bambini hanno scelto loro malgrado di invecchiare, l'immensità si è rinchiusa come un libro di favole.

[...] la vita soggettiva racchiusa nello spazio di un punto - la gioia, il piacere, le fantasticherie - vorrebbe non sapere nulla del tempo dello stillicidio, del tempo lineare, del tempo delle cose. Al contrario, essa desidera imparare tutto sul proprio presente, poichè dopo tutto essa non è che un presente.

La passione della creazione, la passione dell'amore e la passione del gioco stanno alla vita come il bisogno di nutrirsi e il bisogno di proteggersi stanno alla sopravvivenza.

Di fatto, la volontà di vivere è inseparabile da una certa volontà di organizzazione.

Rifiuto del capo e di ogni gerarchia. Rifiuto del sacrificio. Rifiuto del ruolo. Libertà di realizzazione autentica. Trasparenza dei rapporti sociali.

5 commenti:

  1. perchè mi sembra che cambiano i nomi (ora lady gaga al posto della bardot) ma la società e i suoi critici rimangono sempre noiosamente uguali?

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  2. Ti rispondo con un'altra citazione che fa sempre figo e ci metto meno: Why so few? Why is world history and evolution not stories of progress but rather this endless and futile addition of zeroes. No greater values have developed. Hell, the Greeks 3,000 years ago were just as advanced as we are. So what are these barriers that keep people from reaching anywhere near their real potential? The answer to that can be found in another question, and that's this: Which is the most universal human characteristic - fear or laziness?

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  3. No,non è vero che sono sempre uguali. Ora sono molto piu noiosi e banali, non fanno nulla che ripetersi all infinito abbassando il livello fino al punto che uno non sapeva esistesse.. e invece! Non offendere bardot paragonandola con gaga, bardot almeno faceva sesso, gaga manco quello.

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  4. uno; i greci erano e lo sono tutt ora anni luce avanti rispetto a noi sotto ogni punto di vista. due: non è la paura visto che il 90 % degli esseri chiamati umani credono di viver meglio di prima e di esser liberi, è quello con cui sono riusciti a fregarli veramente, convincerli di esser più liberi che mai.

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  5. C'è un libro di Erich Fromm che parla proprio di come sia la paura che rende gli uomini schiavi / finti liberi: "Fuga dalla Libertà" prova a cercarlo è molto interessante :)

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