11 marzo 2011

Perchè ci siamo persi nell'astratto anzichè nel fisico?

Caro fratello non biologico, se ne fossi capace alla tua domanda potrei rispondere con tante parole erudite, con un lungo discorso socio-culturale, ragioni psico-emotive, motivazioni interiori personali e ispirazioni casuali del momento. Ma lo sappiamo entrambi, io non sono capace e la tua è una domanda retorica, di cui la risposta già risiede nelle nostre vite.

Perchè in qualche modo, io, te e molti altri come noi, hanno fatto una scelta durante la propria gioventù. Quella scelta non era del tutto scontata, perchè innumerevoli altri scenari sarebbero potuti apparire davanti alle nostre insicurezze, incomprensioni e paure. Forse se fossimo nati in un altra epoca, negli anni '50 ad esempio, la nostra strada sarebbe passata per mondi lisergici invece che per mondi digitali.

Un altro tipo di intrattenimento, di interesse, di arte (gasp!) è stato maturato e reso facilmente disponibile esattamente durante gli anni della nostra adolescenza, dando frutto al risultato da pochi realmente assorbito: gamers, nel bene e nel male.

Quando ne parliamo, li vediamo ben chiari quei ricordi, un po' con rimpianto, ma non perchè avremmo voluto essere altro. O meglio, si, ma essere altro in qualità, non in tipologia. Adesso lo sappiamo, ma attenzione, se lo sappiamo adesso è solo perchè in quegli anni la nostra lontananza dal comune denominatore ci ha permesso di espandere l'introspezione, la sensibilità, la riflessività che altrimenti sarebbero morte nello svago arbitrario di chi non sa pensare ad altro.

Lo sai, se avessimo fatto quello che gli altri facevano, probabilmente oggi non ascolteremmo un certo tipo di musica, non vedremmo un certo tipo di film, non avremmo un certo tipo di pensieri, non cercheremmo un certo tipo di persone con cui confrontarci. Superiori, perchè è vero. Non eravamo in grado di esprimere esattamente quel senso di incompletezza che ci spaventava, pensavamo che il problema fosse una nostra dimenticanza. Beata ingenuità! Solo dopo lo abbiamo capito, i normali non erano gli altri.

Quei mondi digitali in cui ci siamo persi senza paura, con una grande soddisfazione che non riuscivamo a trovare al di fuori, con la consapevolezza di essere bravi, almeno in quello. Se non ci fossero stati loro, io e te neanche ci saremmo conosciuti. Sai quanto sarebbero diverse le nostre vite senza notti insonni a scoprire che esisteva (esiste, esisterà) qualcun altro con la nostra stessa capacità visiva?

Nota Atemporale: se per qualche motivo hai trovato curiose queste parole indisposte, puoi rileggerle e conservarle in forma fisica nella tua libreria, insieme a tante altre storie dal simile gusto rivoluzionario. Trovi il libro contenente tutti questi scritti di We Are Complicated su Amazon

4 commenti:

  1. Tutto questo è fantastico! Ma di che in realtà l'hai scritto solo perchè da 10 anni aspetti la rivincita a Pd... :°

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  2. Preparati, che se va tutto bene, fra un mesetto si riesce ad organizzare il super meeting nerd multiplayer. A quel punto, la rivincita a Perfect Dark sarà obbligatoria.

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  3. Videogiochi e condivisione sono sempre andati a braccetto, anche in tempi difficili dove i sistemi di comunicazione farraginosi non aiutavano. Sinceramente non sarei in grado di dire se è iniziata prima la passione per i videogiochi o per coloro che parlano di videogiochi. Se ciancio di videoludicoso per allungare il godimento provato in una traversata o gioco nei mondi finti solo per poterne parlare. Ci sono stati diversi momenti dove spendevo più soldi e perdevo più tempo a leggere le opinioni dedicate, di quanto ne passassi a giocare. Non a caso, infatti i miei primi interlocutori erano esseri astratti che buttavano giù pensierini dentro riviste come Zzap! Gente lontanissima che trovavi vicina e affine più dei tanti altri insaccati che ti circondavano in quel momento.

    Per fortuna è una passione che si è diffusa e oggi in qualche modo ci si sente meno alienati, circondati da persone più inclini a non canzonarti se non proprio metterti al rogo per le tue azioni potenzialmente blasfeme, "più normali" per usare una definizione anacronistica. Ciò non toglie che sia ugualmente rassicurante e appagante sapere che da qualche parte, lontano dalla tua sfera locale, ci sia qualcuno che sta provando a superare le tue stesse difficoltà, che in quell’istante si sbatte per il tuo stesso "mondo ideale".

    Insomma sentito accordo in tutto il bel pezzo del post, a parte quel "che esisteva qualcun altro con la nostra stessa capacità visiva" che nonostante tutto metterei con forza al presente.

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  4. Hai ragione, probabilmente è meglio aggiungere un "esiste" oltre a "esisteva", verbo scritto al passato poichè ha un suo riferimento ben preciso a certe persone conosciute in un certo periodo ormai lontano.

    Tenendo conto che le (non troppe) persone che mi piacciono sono (quasi) tutte appassionate di videogames, probabilmente ci sta bene anche un "esisterà".

    Anchio spesso lotto per fare in modo che il tempo passato a parlare, leggere e scrivere di videogames non sia (di troppo) superiore a quello passato giocando, ma a volte la condivisione fa proprio parte del divertimento universale. Accidenti!

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